Storie Web martedì, Giugno 9

Un rumor attraversa la Silicon Valley e rimbalza fino alle pagine del Financial Times: OpenAI starebbe preparando il pensionamento di ChatGPT. Detta così sembra una notizia clamorosa. Un po’ come se Netflix decidesse di chiudere lo streaming o Google il motore di ricerca. Ma è una lettura superficiale.

ChatGPT non sta per sparire. Sta per diventare qualcos’altro. E forse è proprio questo il segnale più importante sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale. La fine della chat. Dal 2022 abbiamo imparato ad associare l’AI a una finestra di dialogo. Scriviamo una domanda. La macchina risponde. È stato il formato che ha portato l’intelligenza artificiale nelle case di centinaia di milioni di persone. Semplice, intuitivo, universale.

Ma la chat è anche un limite.

Ogni volta che apriamo ChatGPT stiamo dicendo alla macchina cosa fare. Ogni volta dobbiamo spiegare il contesto, formulare richieste, correggere il tiro. È come avere accanto un assistente brillantissimo che però aspetta continuamente istruzioni. Un Sapientino che però non impara a lavorare con noi, si limita a stupire ma non si mette al servizio. OpenAI sembra aver capito che il prossimo salto tecnologico non consiste nel migliorare ulteriormente le risposte. Consiste nel ridurre il bisogno di fare domande.

Dall’oracolo al collaboratore

Se il chatbot è un consulente che spiega come organizzare una trasferta a Londra, un agente intelligente prenota il volo, sceglie l’albergo, aggiorna il calendario e prepara le note per la riunione. La differenza sembra sottile. In realtà è la stessa che passa tra leggere una mappa e salire su un taxi. Ed è propio questo il motivo del cambiamento. Superata la fase di marketing selvaggio, vinta la sfida che ci ha trasformato tutti quanti in beta-tester della tecnologia, OpenAI si è accorta che accontentare il pubblico generalista costa troppo. Il primo segnale è arrivato con Sora, il generatore di video di OpenAi. Presentato come una rivoluzione che ci avrebbe reso tutti produttori e registi cinematografici, è presto diventato un costosissimo generatore di Ai Slop, immondizia artificiale, per alimentare i social. Roba da teen-ager che hanno abbracciato la tecnologia per creare vignette volgari e creature ributtanti. Altro che cura del cancro. L’Ai di Sora non avrebbe migliorato l’umanità ma reso visibile l’aspetto più demenzionale dell’uomo. In meno di due anni dal lancio Sora viene così chiuso senza troppe celebrazioni. Pochi mesi dopo il cambio strategia che non è ancora ufficiale ma è nelle cose almeno a vedere gli ultimi progetti di gestione degli agenti lanciati da OpenAI.

Dietro questa svolta c’è naturalmente infatti una questione economica.

ChatGPT è stato il prodotto tecnologico cresciuto più rapidamente nella storia recente. Ha attirato quasi un miliardo di utenti e trasformato OpenAI nel simbolo dell’era dell’intelligenza artificiale. Ma la notorietà non coincide necessariamente con la redditività. Gran parte degli utenti utilizza la piattaforma gratuitamente. Nel frattempo addestrare e far funzionare modelli sempre più sofisticati richiede investimenti giganteschi in data center, chip e infrastrutture. Per una società che guarda alla quotazione in Borsa la domanda diventa inevitabile: dove si trovano i ricavi futuri? La risposta di OpenAI sembra essere una sola parola.

Condividere.