Storie Web giovedì, Maggio 21

Il Mondiale 2026 sarà diverso: una gigantesca fabbrica di dati travestita da torneo di calcio. Per la prima volta la FIFA spalma la Coppa del Mondo su tre Paesi — Stati Uniti, Canada e Messico — e trasforma 104 partite in un laboratorio globale di intelligenza artificiale. Dietro le quinte non c’è solo uno sponsor tecnologico. C’è una piattaforma industriale.

Il motore è Lenovo, che farà da sistema nervoso dell’evento: oltre 17 mila dispositivi distribuiti in 16 stadi, milioni di dati da elaborare, 6 miliardi di spettatori da raggiungere e 7 milioni di persone da gestire fisicamente sugli spalti. Quando il margine d’errore tende a zero, la tecnologia smette di essere marketing e diventa infrastruttura critica. Come la rete elettrica. O il controllo del traffico aereo.

In un incontro con la stampa tech l’ex arbitro e attuale presidente del Comitato arbitri della FIFA Pierluigi Collina e Valerio Rizzo, responsabile del progetto in Lenovo, che ha realizzato il progetto insieme alla Fifa hanno spiegato l’impatto di queste novità e cosa cambierà nella pratica per noi spettatori. A partire da quella che è forse la più odiosa innovazione per un tifoso: il fuorigioco al Var.

Al Mondiale 2026, il fuorigioco cambia (letteralmente) dimensione: in quelli che saranno i campionati del mondo più tecnologici di sempre, l’offside sarà tridimensionale grazie al 3D Var. La tecnologia usa Digital Twin: gemelli digitali dei giocatori costruiti in tempo reale. Ogni atleta viene ricostruito come avatar 3D con dimensioni fisiche reali, postura e posizione millimetrica. L’arbitro non vedrà più una riga blu e una rossa su un’immagine piatta. Vedrà corpi nello spazio. Come un simulatore aerospaziale applicato al centravanti.I replay saranno condivisi simultaneamente tra arbitri, broadcaster e maxischermi dello stadio. Più trasparenza. Più spettacolo. E probabilmente nuove polemiche, perché nel calcio la tecnologia non elimina il dibattito e neppure l’arbitraggio umano cerca di rendere le scelte più comprensibili. Nella pratica l’operazione ha numeri e costi importanti. . In pratica ci hanno spiegato gli oltre milleeduecento giocatori che sbarcheranno nel continente americano si sottoporranno a una seduta con una sofisticatissimo scan in 3D per avere una avatar di loro stessi. Non ci saranno più omini da metaverso con corpi tutti uguali e sopratutto che non tengono conto delle dimensioni del piede. Con un dettaglio peculiare: tutti saranno calvi e non per un omaggio a Collina. Il motivo è che i capelli non contano (o non dovrebbero contare) quando viene misurato il fuorigioco.

Il ruolo della tecnologia applicata è proprio quello di misurare e rendere più intellegibile una decisione, non sostituire il lavoro dell’arbitro. Viene dette più o meno lo stesso quando si ragione sull’impatto dell’Ai nel mercato del lavoro. Nel caso del calcio a monitorare quello che succede in campo ci sono sette più 14 videocamere e un chip nel pallone per capire quando avviene il contatto con il piede. Secondo Pierluigi Collina è Presidente del FIFA Referees Committee e Chief Refereeing Officer della FIFA il dato che manca è una tecnologia in grado di misurare l’impatto. «In questo momento – ha detto rispondendo a una domanda del Sole 24 Ore – anche un chip sulle scarpe degli atleti potrebbe rilevare la posizione ma quella la possiamo ottenere già dalle telecamere. Quello che potrebbe servire è misurare l’impatto e la forza di un piede in caso di fallo». L’arbitro sul campo è in questo momento l’unico in grado di valutare questo “parametro”.

Condividere.
Exit mobile version