Il Sudamerica è tra le aree geografiche emergenti che sono andate meglio in Borsa da inizio anno. La performance è pari al 6,5% e si contende il primato tra i mercati emergenti con l’Asia. Dall’attacco in Iran di Usa e Israele, però, l’indice Msci Latin America ha restituito circa la metà del guadagno e in venti giorni ha perso oltre il 5 per cento.
Sui mercati, l’agglomerato del Sudamerica è composto da Paesi molto eterogenei tra loro, per composizione del Pil e per situazione politica. I rapporti con gli Stati Uniti sono un fattore importante per l’economia, anche se la questione dei dazi e stata messa in ombra dalle cronache di guerra.
Dazi sullo sfondo
Marco Piersimoni, co-head multi asset euro di Pictet Asset Management, spiega che la guerra in Medioriente ha alterato in maniera significativa l’attenzione degli investitori. Dunque, il tema dei dazi ha perso rilevanza e sono diventati molto più importanti gli impatti macroeconomici e finanziari dello shock energetico. La stessa variabile dollaro è una conseguenza dello shock. In aggiunta, la sentenza della Corte Suprema Usa ha invalidato una parte rilevante dell’impianto dei dazi dell’amministrazione Trump. «Per alcuni Paesi in particolare – precisa Piersimoni – la riduzione immediata dei dazi è molto significativa. Per esempio, per il Brasile l’aliquota è passata dal 25% al 10 per cento».
Il fattore greggio
Il petrolio è una ricca risorsa per molti Stati dell’America Latina, che li rende più autonomi dal punto di vista energetico e meno vulnerabili a eventuali rincari del dollaro, che è la valuta di scambio delle materie prime. «Brasile, Messico, Colombia e altri paesi dell’America Latina – continua Piersimoni – producono in totale circa 8 milioni di barili di petrolio al giorno, un surplus rispetto al consumo domestico, che consente l’esportazione di petrolio. Questo fa sì che le ragioni di scambio di questi Paesi non peggiorino e rende l’aggiustamento valutario contro il dollaro meno doloroso».
I Paesi sudamericani esportatori netti di petrolio, come Brasile e Colombia, infatti, potrebbero beneficiare di prezzi più elevati del greggio e di un conseguente aumento dei proventi da esportazione. Al contempo, gli importatori netti di energia nel resto della regione e in Europa vedranno un peggioramento delle condizioni commerciali, che peserà sulle prospettive azionarie.










