Il 15 luglio sarà una giornata di sciopero per i rider: dalle 18 i fattorini di Glovo, Deliveroo e Just Eat smetteranno di lavorare a Milano per chiedere maggiori tutele a partire dal blocco delle attività nelle ore più calde. Una richiesta in linea con l’ordinanza in vigore fino a settembre, di cui i rider chiedono il rispetto senza che questo si trasformi in una diminuzione del salario.
Tutela della salute e delle retribuzioni
La decisione è stata presa, insieme alle categorie Nidil Cgil Milano e Filt Cgil Milano, lo scorso 10 luglio in una assemblea con presidio in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale. «Chiediamo a Glovo, Deliveroo e al Prefetto di Milano – ha spiegato Andrea Bacchin della Nidil Cgil – soluzioni tangibili per i lavoratori: misure che tutelino la loro salute senza costringerli a perdere salario. Lo sciopero sarà anche preparatorio all’incontro che si terrà il giorno successivo al Ministero del Lavoro, a Roma, dove le organizzazioni sindacali chiederanno l’applicazione degli ammortizzatori sociali anche per queste specifiche categorie di lavoratori».
Categoria in sciopero anche a Bologna
Anche i rider che operano nella città di Bologna si uniranno allo sciopero del 15 luglio. Ad aderire allo stop saranno gli operatori di Glovo e Deliveroo, che spegneranno le applicazioni “contro le le politiche di sfruttamento”. Anche in questo caso, al centro della protesta c’è il mancato aumento dei compensi e le condizioni di lavoro con il caldo estremo. Il ritrovo è in piazza Nettuno alle 16:30, con corteo cittadino lungo via Indipendenza e piazza VII agosto, con arrivo previsto in piazza XX settembre. La mobilitazione territoriale anticipa il tavolo nazionale al ministero del Lavoro del 16 luglio, spiega la Nidil-Cgil: «Le nostre rivendicazioni sono un attacco diretto al modello aziendale delle piattaforme», prosegue il sindacato che chiede l’apertura immediata «di un tavolo di confronto vero» con Glovo e Deliveroo, che secondo i rappresentanti dei lavoratori «rifiutano sistematicamente il dialogo con il sindacato e ignorano persino le sentenze della magistratura sugli aumenti retributivi». «La crisi climatica non è più un evento eccezionale. Chi pedala in città non può pagare di tasca propria il prezzo del climate change», prosegue la Nidil, «se l’app si ferma per la sicurezza, le aziende devono destinare risorse specifiche per garantire la continuità del reddito: la sospensione delle consegne non può tradursi in una perdita economica per i lavoratori».
