L’Idf conferma di aver effettuato una serie di attacchi aerei nel Libano meridionale fa, affermando di aver preso di mira siti di Hezbollah, tra cui un centro di addestramento utilizzato dalla Forza d’élite Radwan del gruppo terroristico. Lo scrive Times of Israel. Secondo l’esercito israeliano, il “complesso di addestramento e qualificazione” della Forza Radwan è stato utilizzato dal gruppo terroristico per pianificare e portare avanti attacchi contro Israele. Inoltre, l’Idf afferma di aver colpito diversi edifici utilizzati da Hezbollah e una base di lancio di razzi nel Libano meridionale.

Il quotidiano libanese ’Nidaa Al-Watan’ ha riferito stamattina da una fonte diplomatica che il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri si è rivolto alla Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, con una richiesta insolita. Berri, riporta la testata israeliana Kan, avrebbe chiesto a Khamenei di emettere una ’fatwa’ (cioè una sentenza religiosa) che avrebbe consentito a Hezbollah di consegnare i missili di precisione e la schiera di droni in suo possesso. L’iniziativa avrebbe dovuto consentire a Berri, che aveva assunto questa missione con gli americani, di ottenere il consenso degli Stati Uniti a un accordo che avrebbe portato alla fine definitiva della guerra. Nel frattempo, l’arena politica libanese continua a ribollire sui termini dei negoziati con Israele. Il leader druso libanese, Walid Jumblatt, ha dichiarato stasera, dopo un incontro con Nabih Berri ad Ain a-Tina, che il Libano sta conducendo i colloqui secondo principi chiari: il ritiro delle forze di difesa israeliane, un cessate il fuoco stabile e permanente e il ritorno dei residenti del sud nei loro villaggi. Nel suo discorso, Jumblatt ha anche risposto alle dichiarazioni dell’ambasciatore israeliano a Washington in merito alla possibilità di normalizzare le relazioni, e ha escluso categoricamente la possibilità di una normalizzazione delle relazioni: “No, no. Rispetteremo il cessate il fuoco e poi torneremo ai principi fondamentali del vertice arabo del 2002 a Beirut: territorio in cambio di pace”. Sulla questione del disarmo di Hezbollah, Jumblatt ha espresso una ferma posizione a sostegno del rafforzamento della sovranità del Paese. Ha sottolineato il suo sostegno alle misure adottate dall’esercito libanese a sud del fiume Litani in tutte le questioni relative al disarmo di Hezbollah in quest’area. Secondo lui, l’obiettivo è il pieno dispiegamento dell’esercito libanese nel sud del Paese in una prima fase, per poi estendersi all’intero territorio nazionale.

Intanto, la visita del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, negli Stati Uniti, dove il 29 dicembre è previsto un incontro con il presidente Donald Trump nella residenza di Mar-a-Lago in Florida, potrebbe includere anche un vertice a tre con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Lo ha riferito l’emittente israeliana Canale 12, secondo la quale la Casa Bianca sta lavorando per portare al-Sisi al tavolo con Trump e Netanyahu nel quadro dei negoziati sul nuovo assetto di Gaza. Secondo la tv, l’Amministrazione Usa punta a ottenere il via libera israeliano a un’intesa strategica con l’Egitto su Gaza e mira ad annunciare prima di Natale il passaggio alla seconda fase del piano, che includerebbe un modello di amministrazione civile per Rafah. Netanyahu resterà in Florida per otto giorni. L’agenda, oltre a due incontri con Trump, prevede anche riunioni con il vice presidente, Jd Vance, il segretario di Stato, Marco Rubio, e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth.

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