Uno sciopero inedito quello dei dipendenti dei negozi Apple. Una protesta più unica che rara per chi è al servizio del brand tecnologico che ha fondato la sua popolarità sull’attenzione alle persone: non solo clienti al primo posto ma anche chi il logo della mela morsicata lo porta sulla maglietta e lo rappresenta. E una data simbolica: proprio venerdì 18 viene presentato negli store il nuovo iPhone. La mobilitazione per l’intero turno di lavoro è stata proclamata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
Lo sciopero coinvolge oltre 1.600 persone in tutta Italia, mobilitate per chiedere contratti stabili e contrastare il ricorso alla precarietà, ma anche per denunciare ritmi di lavoro sempre più pesanti, forte carenza di organico e la continua spinta sulla produttività oraria, aggravata dall’introduzione di nuove procedure e da una crescente promiscuità delle mansioni.
Le assemblee, molto partecipate, hanno fatto il punto sul confronto con la società e, in particolare, sul peggioramento delle condizioni di lavoro negli store e sull’aumento dei carichi. Nell’ultimo incontro del 29 luglio, tuttavia, Apple non ha manifestato disponibilità su questi punti, annunciando soltanto un incremento del numero dei tempi determinati e un anticipo delle relative assunzioni. Una risposta ritenuta insufficiente dai sindacati: il periodo di copertura attraverso contratti a termine sfiora ormai i sette mesi, elemento che, secondo le organizzazioni, dimostra come non si tratti più di esigenze legate esclusivamente a picchi di attività, ma di una carenza strutturale degli organici.
Apple viene generalmente considerata un’azienda che investe nel benessere dei dipendenti con benefit, assicurazioni, azioni e piani pensionistici, ma va detto che questo quadro descrive soprattutto i benefit formali, in gran parte relativi alla sede USA e non riflette necessariamente l’esperienza di tutti i dipendenti a livello globale (per esempio nei negozi al dettaglio o nella catena di fornitura).
A Milano la mobilitazione sarà accompagnata da un presidio in piazza Liberty, dalle ore 9:30 alle ore 12:30, per portare all’attenzione della cittadinanza le condizioni di lavoro all’interno degli store e le ragioni alla base dello sciopero. A Roma l’appuntamento è in piazza Capranica, a partire dalle ore 10
Tagli e strette sui dipendenti non spiegabili in termini finanziari
Questo trattamento non sembra giustificato da difficoltà finanziarie per l’azienda di Cupertino. I conti di Apple non sono affatto in difficoltà, anzi, sono da record. Nel primo trimestre dell’anno fiscale 2026, tra ottobre e dicembre 2025, la Mela ha messo a segno ricavi per 143,8 miliardi di dollari, in crescita del 16% rispetto all’anno precedente, con un utile per azione salito del 19%. Un trimestre da record assoluto, il migliore nella storia dell’azienda.
Il trend non si è fermato: tra gennaio e marzo, i ricavi hanno toccato quota 111,2 miliardi (+17%), trainati da vendite eccezionali di iPhone e da un altro record dei Servizi. E nel trimestre estivo, aprile-giugno, Apple ha incassato 109,4 miliardi di dollari, con un margine lordo al 50,1% e un utile netto trimestrale di 29,8 miliardi. Nei primi nove mesi dell’anno fiscale i ricavi hanno già superato i 364 miliardi, mettendo l’azienda sulla strada per chiudere l’anno oltre i 475 miliardi, una soglia che nessuna azienda americana ha mai raggiunto prima.
A rafforzare il quadro c’è una solidità patrimoniale fuori dal comune: 147 miliardi di dollari tra liquidità e titoli, contro 85 miliardi di debito, per una posizione di cassa netta di 62 miliardi di dollari. Non esattamente il profilo di un’azienda costretta a stringere la cinghia.
La situazione in Italia
In Italia gli Apple Store ufficiali (i negozi diretti, non i rivenditori autorizzati) sono attualmente 17. Nonostante l’Italia sia un mercato importante, il numero di negozi diretti resta relativamente contenuto rispetto ad altri paesi europei di dimensioni simili: la Francia, per esempio, ne conta diversi in più. Apple non pubblica dati di fatturato disaggregati per singolo paese europeo, ma nei bilanci l’Italia rientra nel segmento “Europa”, che nell’ultimo anno ha comunque contribuito alla crescita a doppia cifra registrata a livello globale.













