Tra indicazioni relative al portafoglio obbligazionario fornite da Mauro Valle, responsabile fixed income di Generali Am ci sono soprattutto i titoli governativi e quelli del credito investment grade.
La guerra in Iran aggiunge l’ennesimo elemento di incertezza sui mercati. Come valuta il mercato obbligazionario e quale potrebbe essere il principale rischio macroeconomico sia in Europa sia in America?
Dopo un periodo di bassa volatilità dovuto a politiche monetarie stabili grazie al trend al ribasso dell’inflazione, i tassi di interesse sono risaliti negli ultimi giorni a causa della guerra in Iran. Il mercato sta cercando di valutare quanto dureranno le operazioni statunitensi e se il conflitto rimarrà circoscritto a livello regionale o si estenderà ulteriormente, segnalando un periodo più lungo di instabilità, con possibili ripercussioni sulle prospettive di crescita globale e sui prezzi dell’energia. Nello scenario più favorevole, caratterizzato da un conflitto breve e circoscritto a livello regionale, i tassi Usa intorno al 4% rappresenterebbero un livello neutrale. Tuttavia, in presenza di un marcato aumento dell’avversione al rischio, i rendimenti potrebbero scendere sensibilmente. Il recente aumento dei prezzi dell’energia, sia del petrolio ma anche del gas naturale, ha riacceso i timori di una ripresa delle pressioni inflazionistiche, il che potrebbe influenzare la politica monetaria sia della Bce sia della Fed. Nelle prossime settimane, il principale elemento di incertezza sarà rappresentato dalla profondità e dalla durata delle attuali tensioni internazionali e dal loro possibile impatto non solo sui prezzi, ma anche sul rischio di rallentamento della crescita economica.
Come pensa si muoveranno i tassi nei prossimi mesi e con quali implicazioni per gli investitori?
Lo scenario si è complicato con gli ultimi eventi geopolitici e l’andamento dei tassi non dipende più solo da variabili macroeconomiche. Se i prezzi dell’energia si stabilizzeranno, dopo la recente impennata, si ritiene che i tassi tedeschi possano continuare a muoversi nel range degli ultimi mesi. Tassi bund oltre il 3%, oltre a rendere più difficile la ripresa economica in eurozona, significherebbe avere i tassi reali attorno all’1%.
Tornando sul tema inflazione è comunque sotto controllo?
In Europa il processo di disinflazione era coerente con le proiezioni Bce, e vi era il rischio di un’inflazione sotto il target del 2%. Adesso queste aspettative sono in dubbio ma non sono ancora da escludere, finché non vi sarà chiarezza dell’impatto della crisi medio-orientale sui prezzi dell’energia. Negli Usa l’inflazione è ancora relativamente alta e gli ultimi indicatori economici non sono univoci nel prevedere una discesa dei prezzi in linea con obiettivi Fed nel breve termine.
Quali segmenti del mercato obbligazionario offrono il miglior rapporto rischio/rendimento?
I titoli governativi rappresentano sempre una componente fondamentale per fornire stabilità al portafoglio nei periodi di volatilità del mercato o nelle fasi di risk off. Le scadenze intermedie sulla curva consentono un buon equilibrio tra esposizione al rischio tasso e rendimento, grazie alla pendenza della curva stessa. Nel credito, nonostante la compressione degli spread e le opportunità più limitate, una selezione accurata permette ancora di ottenere rendimenti interessanti.











