L’emergenza che si fa strutturale, esce dal rimedio nato in epoca Covid per rimpolpare i reparti e diventa sistema. È questo lo sfondo nel quale si muove ormai da anni il ricorso ai gettonisti, medici e infermieri a tempo, che tengono in piedi le corsie degli ospedali italiani. E che tendono, di anno in anno, ad ingrossare le file.
Lo mette nero su bianco il nuovo Rapporto dell’Anac «Domanda del Ssn di servizi di fornitura di personale medico e infermieristico» che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare. Nel biennio 2024-2025 le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale hanno movimentato una domanda pubblica da 1,064 miliardi di euro per l’acquisto di personale esternalizzato. E il dato più significativo è che nel 2025 il fenomeno non rallenta: accelera.
«Purtroppo rimane ancora alta la tendenza all’esternalizzazione del personale sanitario», avverte il presidente dell’Anac Giuseppe Busia. Una deriva che, secondo il numero uno dell’Autorità, produce «contratti onerosi per la pubblica amministrazione, prestazioni inadeguate, rischi per i pazienti» e finisce per impoverire ulteriormente gli organici degli ospedali pubblici. I numeri mettono il dito nella piaga. Nel solo 2025 la domanda pubblica ha raggiunto i 568 milioni di euro, in crescita del 15% rispetto ai 496 milioni dell’anno precedente. Ancora più marcato l’aumento delle procedure, passate da 187 a 255, con un balzo del 36 per cento. Ad accelerare sono soprattutto i medici a gettone. Gli affidamenti per il personale medico salgono da 31 a 50 milioni di euro in un anno, segnando una crescita del 62%, mentre il numero delle procedure aumenta del 68%, passando da 25 a 42. Più contenuta, pur restando imponente, la dinamica della fornitura generica di personale, che da sola vale 947 milioni di euro nel biennio e cresce da 441 a 506 milioni tra il 2024 e il 2025. In controtendenza gli infermieri a gettone. Qui la spesa si riduce da 24 a 13 milioni di euro (-48%) e il numero dei Cig passa da 24 a 18 (-25%). Un rallentamento che tuttavia non basta a invertire il quadro complessivo di una sanità che continua ad attingere a un mercato esterno e precario, a la carte, le risorse necessarie che non riesce più a reclutare stabilmente.
«È indispensabile che il Servizio Sanitario Nazionale torni ad investire sul personale interno, mediante concorsi pubblici trasparenti, meritocratici e garanti di una congrua remunerazione – ha proseguito Busia -. Le amministrazioni pubbliche dispongono di eccellenti risorse professionali che, tuttavia, in molti casi non sono adeguatamente valorizzate e, anzi, sono spesso spinte verso altri approdi, privando le amministrazioni del loro patrimonio più prezioso». Il numero uno dell’Anticorruzione stigmatizza «la crescente esternalizzazione del personale sanitario, caratterizzata da contratti particolarmente onerosi per le amministrazioni, in cambio di servizi non adeguati, spesso con rischi per la salute dei pazienti». Non va meglio per le procedure di affidamento e le regole di ingaggio. Il rapporto dell’Anac mostra infatti una crescente preferenza per le formule più rapide e meno competitive. Nel biennio 2024-2025 la modalità prevalente è stata l’adesione ad accordi quadro e convenzioni già esistenti, utilizzandone la residua capienza finanziaria senza avviare nuove procedure di gara. Questa tipologia rappresenta quasi il 60% dei Cig acquisiti nel biennio e arriva a superare il 61% nel solo 2025. Anche sotto il profilo economico il peso è rilevante. Le adesioni ad accordi quadro e convenzioni assorbono il 43,9% dell’importo complessivo movimentato nel biennio, quota salita dal 36% del 2024 a oltre il 50% del 2025.
E veniamo poi agli affidamentti diretti: sette procedure su dieci, spiega l’Authority, vengono assegnate senza gara. Nel biennio rappresentano il 70% del numero complessivo degli affidamenti e nel 2025 registrano una crescita particolarmente marcata: +41% nel numero delle procedure e +59% nel valore economico, fino a raggiungere quasi 290 milioni di euro. Il risultato è che le procedure senza gara finiscono per superare, in termini di valore, le procedure aperte. La geografia del fenomeno conferma infine un forte squilibrio territoriale. Oltre la metà delle procedure si concentra nel Nord Italia, che raccoglie il 54% del totale, seguito dal Mezzogiorno e dalle Isole con il 29% e dal Centro con il 17%.
