Storie Web martedì, Luglio 21

La raccolta dei Pir continua a mantenersi in territorio positivo. A giugno i flussi netti hanno raggiunto 222 milioni di euro, portando il saldo del primo semestre a circa 1,3 miliardi. Un risultato sostenuto soprattutto dal successo dei nuovi Pir obbligazionari, ai quali si affianca un crescente interesse per le soluzioni bilanciate, che stanno intercettando i risparmiatori alla ricerca di un’esposizione ai mercati più graduale, senza rinunciare ai vantaggi fiscali previsti dalla normativa.

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Le società nel semestre

La raccolta per società conferma questa tendenza. Nel semestre pole position per Mediolanum, con 398,9 milioni, seguita da Eurizon con 374,9 milioni, Bcc Risparmio e Previdenza con 330,6 milioni e Arca con 139,3 milioni. Sono soprattutto i gruppi che hanno ampliato l’offerta di Pir obbligazionari o di soluzioni a minore volatilità ad aver intercettato la nuova domanda ma accanto ai gestori che stanno beneficiando del successo dei nuovi prodotti, altri continuano invece a registrare deflussi, soprattutto nei comparti azionari tradizionali.

Raccolta e performance

Ed è proprio qui che emerge una delle principali contraddizioni del mercato. Se oggi la raccolta si concentra sui comparti obbligazionari e, in misura crescente, su quelli bilanciati, sono invece i Pir azionari a mostrare, nella maggior parte dei casi, le performance migliori sull’orizzonte dei cinque anni, quello che meglio rappresenta la logica di investimento di questi strumenti. Un’indicazione che conferma come l’investimento nel capitale delle imprese continui a premiare chi mantiene un orizzonte temporale lungo, anche se nel breve periodo fatica ad attirare nuovi capitali.

I portafogli

Un’altra riflessione riguarda la composizione dei portafogli. I Pir sono stati introdotti per favorire l’afflusso del risparmio privato verso le piccole e medie imprese italiane, ma oggi solo una parte contenuta del patrimonio è effettivamente investita in questo segmento. L’evoluzione della normativa e l’ampliamento dell’universo investibile hanno progressivamente spostato il baricentro dei portafogli verso società di maggiore dimensione e, più recentemente, verso strumenti obbligazionari .

Lo scenario futuro

La costante crescita della raccolta è senza dubbio un segnale positivo per il sistema dei piani individuali di risparmio, resta però aperta la questione della sua capacità di perseguire l’obiettivo originario. Se i flussi continuano a concentrarsi soprattutto sui comparti obbligazionari (185 milioni), investiti in larga parte sulle emissioni delle grandi banche, e sui bilanciati (41 milioni), mentre gli azionari continuano a registrare deflussi nonostante abbiano ottenuto i risultati migliori nel medio-lungo periodo, il rischio è che i Pir si trasformino sempre più in un contenitore fiscale efficiente e sempre meno in uno strumento capace di convogliare risorse verso il capitale delle piccole e medie imprese italiane. Serve un cambio di prospettiva.

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