Storie Web venerdì, Marzo 20

Si terranno domenica 22 marzo a Pontida alle ore 12 i funerali di Umberto Bossi, il fondatore della Lega morto a 84 anni all’ospedale di Varese. Il rito sarà all’abbazia di San Giacomo Maggiore. Quella di Pontida è una scelta della famiglia, «volendo condividere l’ultimo passaggio con il popolo della Padania e la grande famiglia della Lega». A un ascoltatore di Radio Libertà, che proponeva i funerali di Stato, il segretario del Carroccio Matteo Salvini ha detto di condividere «il fatto che meriterebbe il massimo degli onori, però sono scelte che lasciamo ai suoi affetti più vicini e più cari». «Quelle scelte, ripeto, lasciamole alla famiglia, lasciamole alla moglie, lasciamole ai figli» ha osservato.

Salvini: addio capo, mi hai cambiato la vita

Commosso l’omaggio su X del leader leghista al fondatore del Carroccio: «Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita». E ancora: «Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio». Poi il rilancio della manifestazione del 18 aprile a Milano, dedicata al fondatore. «Per l’iniziativa organizzata dalla Lega e dai Patrioti europei sul tema della libertà e dell’identità abbiamo usato una frase usata da Bossi, “Padroni a casa nostra”. Quindi sabato 18 aprile, sotto la Madonnina, nel cuore della nostra Lombardia, della nostra Italia, siamo lì, saremo lì, saremo lì anche per Umberto» ha concluso.

Rapporti non idilliaci

Al di là del dovuto omaggio al “capo”, i rapporti tra Salvini e Bossi non mai stati idilliaci. Sin dal 2013, quando i due si sfidarono alla guida del partito il maestro usò parole severe. «La qualità che deve avere il segretario deve essere quella di tenere insieme la Lega. Chiunque fa casino non va bene», disse Bossi sul 40enne europarlamentare che aveva appena coniato lo slogan “basta euro” e immaginava di allearsi in Europa con le destre di Marine Le Pen, Geert Wilders e della Fpoe. «Non capisce niente, se vogliamo uscire dall’euro ci sparano», urlò ai microfoni di Radio Padania il fondatore, che ai nazionalisti alla Le Pen preferisce gli indipendentisti scozzesi e catalani. La contesa vide però Salvini trionfare con l’82% in quelle che furono le prime elezioni primarie del partito, riservate ai 10mila iscritti militanti.

Il no di Bossi alla svolta nazionale

Da lì si aprì una nuova era per il leghismo. Un’era in cui il fondatore è sempre meno centrale. Bossi non condivise la svolta nazionale impressa da Salvini al partito. Nel 2017 per la prima volta non è sul palco della kermesse di Pontida da lui inventata. Da lì a pochi mesi, Salvini fonda la nuova Lega con il suo nome nel simbolo. Bossi divenne il punto di riferimento del Comitato del Nord, escluso dalla coalizione di centrodestra per le regionali in Lombardia nel 2023. «Un errore, un’occasione persa per far valere le istanze dell’Autonomia e le richieste della militanza nordista”, disse il senatùr. In occasione delle elezioni europee del 2024 il fondatore della Lega fece sapere di non gradire la candidatura del generale Vannacci nelle fila del Carroccio. Non smentite le parole di Paolo Grimoldi ex parlamentare e segretario della Lega lombarda: «Mi ha telefonato Bossi con voce molto arrabbiata. E mi ha detto: “Fai sapere in giro che io voto Reguzzoni’ che come sapete si presenta come candidato indipendente di Forza Italia». E ancora: «A Bossi Vannacci non piace assolutamente».

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