Storie Web giovedì, Giugno 20
Notiziario

L’avvocato Felice Raimondo ha spiegato le possibili strategie di Oaktree da neo proprietario dell’Inter in base a quanto ha eredito dalla gestione Suning, evidenziando affinità e differenze con quanto accadde al Milan nel 2018 nel passaggio da Li ad Elliott.

Intervista a Avv. Felice Raimondo

Esperto di Diritto Sportivo

L’Inter ha cambiato proprietà passando da Suning a Oaktree. Zhang non ha ripagato il Fondo americano del prestito avuto nel 2021, lo scorso 21 maggio e così è scattato il passaggio automatico che apre una nuova era per il club nerazzurro. Una situazione abbastanza fluida ma che nasconde diversi scenari futuri che riguardano la nuova gestione societaria a livello economico di Oaktree, anche in base a quanto ereditato da Zhang.

Se il Fondo ha garantito continuità verso il recente passato, proponendosi come ancora per proseguire verso lo stesso obiettivo, ovverosia il costante risanamento finanziario, c’è da capire per quanto tempo gli americani rimarranno realmente in sella alla guida dell’Inter e cosa si può sin da ora prospettare. Ad aiutarci in questa delicata analisi è intervenuto l’Avvocato Felice Raimondo, esperto di Diritto Sportivo e profondo conoscitore anche di quanto accadde nel 2018 in casa Milan quando si verificò una situazione simile, con il passaggio di proprietà da Lì ad Elliott: “Per molti versi due situazioni simili, ma oggi Oaktree eredita una società con una mole debitoria importante e con alti costi, anche se fattura molto”. Con un’idea in sottofondo precisa: “La sensazione è che non appena si presenterà l’occasione per ottenere il massimo guadagno, si opterà per una cessione del club al miglior acquirente”.

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Avvocato, cosa ci si deve aspettare dal subentro di Oaktree a Suning sul modello di gestione?
Come annunciato dal fondo californiano, Oaktree ha un progetto a lungo termine per consentire al club nerazzurro una crescita sostenibile.

Cosa succede se Oaktree diventa il nuovo proprietario dell’Inter: lo scenario secondo l’esperto

Quali eventuali cambiamenti si devono attendere i tifosi nerazzurri da qui in avanti?
L’obiettivo iniziale del nuovo proprietario lo ha dichiarato Alejandro Cano, Managing Director e Co-Head Europa per la strategia Global Opportunities  di Oaktree: stabilità operativa e finanziaria del Club. Anche perché, come sottolineato dallo stesso fondo, senza il prestito di Oak questa stabilità non ci sarebbe stata dato che quei soldi sono stati usati per continuare a operare e pagare gli stipendi di giocatori e dipendenti.

Rispetto a quando Elliott subentrò a Lì, Lei sostiene che l’attuale Inter sia una “macchina molto più potente” rispetto al Milan: a cosa si riferisce nello specifico?
Che ha ricavi molto più alti, ma anche costi più alti e molti più debiti del Milan nel 2018. Quindi è una situazione più grande da gestire e serviranno molte risorse.

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Però parla anche di “squilibri” tra entrate attuali e costi, legati ad una mole debitoria importante: quale passo dovrà fare la nuova proprietà per porvi mano?
Il fondo – analogamente a quanto fece Elliott – dovrà ridurre i debiti e fare in modo di riportare in equilibrio costi e ricavi, da un lato diminuendo le spese (penso anche al monte stipendi e agli ammortamenti) e dall’altro lato inizialmente col supporto delle plusvalenze ma poi dovrà cercare di puntare a un vero autofinanziamento, cioè con i ricavi che – tolto il player trading – dovranno coprire tutti i costi. Il Milan è riuscito a farlo solo nella stagione 2022/23 (dopo una “cura” durata 4 anni).

Qual è, se c’è, la più grande differenza tra il passaggio Lì-Elliott e l’attuale Suning-Oaktree?
In linea generale non ci sono differenze nel senso che entrambi i fondi americani ereditano società da risanare per poter poi, successivamente, ricavarne valore rivendendo le azioni. Elliott con la cessione a RedBird ne è uscita con un profitto di circa 500 milioni ma non aveva obbligazioni pesanti. Oaktree eredita una società che fattura molto, ma che ha pure molti costi e una mole debitoria importante. Ai soldi prestati a Zhang, Oaktree dovrà aggiungere il supporto di capitale e l’eventuale estinzione del bond da circa 400 milioni in scadenza nel febbraio 2027 (che altrimenti dovrà accollarsi il nuovo proprietario, includendolo nel prezzo di vendita).

E in cosa, in particolare, sarà più difficile la gestione di Oaktree rispetto a quella di Elliott?
Chiaramente se il parametro di riferimento è il valore dato al Milan, ossa 1.2 miliardi, più denaro verrà investito nel club e più sarà complicato uscirne con un guadagno corposo (proprio in virtù dei debiti). Sarà fondamentale anche avviare il progetto stadio, così da rendere più appetibile il club e aumentare il margine di profitto.

Si dice che Oaktree non immetterà comunque nuovi capitali, quindi si continuerà verso la linea già segnata per tentare l’autosostentamento. Concorda con questa previsione? E perché?
È quello che affermavo prima, l’obiettivo sarà l’autosostentamento ma non sarà immediato e, nel frattempo, credo che Oaktree dovrà comunque provvedere alla immissione di capitali nel club.

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Si dice anche che Oaktree non sarà il futuro dell’Inter: i canadesi di  Brookfield ne rileveranno il 100% nel 2029 e la stessa Oaktree cercherà di rivendere subito l’Inter. Anche in questo caso, qual è la sua sensazione?
La mia idea è che Oaktree rivenderà il club quando sarà consapevole di poterne trarre il massimo guadagno. Se tutto ciò accadrà tra sei mesi o tra 2 o 3 anni, dipenderà da tante variabili che non si possono prevedere: l’aumento dei ricavi, l’avvio dell’iter per lo stadio a Rozzano (sempre se a giugno l’opposizione, contraria all’impianto, non vinca le elezioni), un acquirente disposto a rilevare le quote e sopportare i debiti. Ciò posto, adesso l’Inter potrà realmente seguire un percorso virtuoso e sostenibile, perché ha un proprietario in grado di supportare finanziariamente il club.

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