Storie Web martedì, Giugno 30

Si stanno manifestando in modo, ormai, sempre più tangibile sulle rotte e sui costi della logistica, gli effetti dei conflitti internazionali e delle politiche tariffarie Usa, fenomeni che stanno ridisegnando gli equilibri del commercio mondiale. A mostrarlo è la 27° edizione del Fedespedi economic outlook, osservatorio periodico sull’andamento del trasporto merci, redatto dalla Federazione nazionale imprese di spedizioni internazionali.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le tensioni in Medioriente, si legge nello studio, hanno provocato un crollo dell’83% dei transiti nello Stretto di Hormuz, mentre i dazi dell’amministrazione Trump iniziano a colpire l’export italiano verso il mercato americano, soprattutto nei comparti alimentare (-33% per oli e grassi) e automotive (-21,8%). A pesare sulle imprese sono soprattutto i costi della logistica, che incidono in media per il 9,9% sui ricavi aziendali e arrivano a superare l’11% per le pmi.

«Lo scenario geopolitico – afferma Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi – continua a essere il fattore che più condiziona l’economia internazionale. Il vero tema, oggi, non è prevedere la prossima crisi, ma farsi trovare pronti. Dobbiamo passare dal paradigma della previsione a quello della preparazione, lavorando per un vero e proprio “progetto Paese”. L’idea che la nostra posizione ci garantisca una rendita come piattaforma logistica naturale è un’illusione: le crisi recenti, come i quasi mille giorni di chiusura del Mar Rosso, dimostrano che le rotte cambiano facilmente e il commercio prosegue su altre vie. La geografia è un vantaggio solo se capitalizzata attraverso infrastrutture fisiche e digitali».

Traffici in flessione in Italia

Analizzando i diversi settori del trasporto, il report mostra che, per quanto riguarda lo shipping, nel primo trimestre del 2026, il traffico mondiale di container (in teu, cioè contenitori da 20 piedi) ha registrato una crescita stimata del +4,4%, trainata in particolare dai volumi del Far East, tra le aree più dinamiche con un incremento dell’8,8%, insieme all’Africa Sub-sahariana (+14,8%) e all’America Latina (+4,4%). Di segno opposto, invece, l’andamento dei porti italiani, che evidenziano una flessione complessiva del -4,6% dei teu movimentati. Risentono del calo, in particolare, lo scalo di Trieste (-23,6%), impattato dalla riorganizzazione delle alleanze armatoriali, Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%), mentre risulta in netta crescita Venezia (+5,8%).

Quanto al cargo aereo, si legge nello studio, secondo dati Iata, ad aprile 2026 il traffico aereo cargo globale è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente, sostenuto in particolar modo dall’Asia e dalle rotte transpacifiche. L’Italia ha registrato invece una tendenza opposta, poiché nel primo quadrimestre del 2026 i nostri aeroporti hanno movimentato 385.100 tonnellate di merci, registrando una lieve flessione dell’1%. Questa flessione, secondo Fedespedi, «è stata condizionata dal rallentamento del principale hub nazionale, Milano Malpensa (-5%), su cui hanno pesato le difficoltà in Medioriente e le scelte governative (come la tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-Ue), così come dai cali di Pisa (-19,3%) e Roma Ciampino (-7,9%). L’Italia si conferma comunque ai vertici europei per connettività totale (diretta e indiretta), piazzandosi al quarto posto nel continente europeo, davanti a Paesi come la Francia».

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