Un centro di ricerca di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo, con circa 300 ricercatrici e ricercatori che, – sotto la supervisione di qualificati Principal Investigator – operano nell’ambito di quattro macroaree: cervello e sistema nervoso; fisiopatologia e rigenerazione muscolare; oncologia avanzata; metabolismo, medicina rigenerativa e tecnologie innovative.
La storia
È una storia di successi e traguardi scientifici quella che, dopo gli eventi di avvicinamento del 2025, la Fondazione celebrerà attraverso una serie di iniziative. Le celebrazioni partono da Padova, in omaggio alla città e all’Università con cui le ricercatrici e i ricercatori del VIMM realizzano un costante e sinergico rapporto di collaborazione: il primo evento del trentesimo è in programma martedì 12 maggio nell’Aula Magna di Palazzo Bo, con un panel di scienziati di fama internazionale chiamati a discutere delle sfide della ricerca molecolare e cellulare e del contributo del VIMM nello sviluppo di strategie terapeutiche rigenerative e innovative.
Le sfide
«Fino al 1996, anno in cui nacque il VIMM, i laboratori erano progettati per una sola persona o per un gruppo molto ristretto di ricercatori – commenta il presidente onorario della Fondazione, Francesco Pagano – La nostra idea era che si dovesse creare uno spazio di condivisione di idee e di progetti tra gruppi attinenti a diverse discipline: un laboratorio open space e un nuovo modo di fare ricerca che da quel giorno caratterizza il VIMM nel panorama mondiale».
«Il VIMM nasce dalla volontà di creare un centro di ricerca ispirato alla logica della condivisione e dell’interdisciplinarietà – sottolineato Giustina Destro, presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata – Siamo orgogliosi di celebrare questo appuntamento con i nostri ricercatori, sostenitori, donatori e partner istituzionali e finanziari». Il focus sarà sui risultati ottenuti in questi 30 anni: fra questi lo studio, pubblicato a novembre su Nature Communications, che indaga su sarcopenia e invecchiamento dei muscoli.
«Fino al 1996, anno in cui nacque il VIMM, i laboratori erano progettati per una sola persona o per un gruppo molto ristretto di ricercatori – commenta il presidente Onorario della Fondazione, Francesco Pagano – La nostra idea era che si dovesse creare uno spazio di condivisione di idee e di progetti tra gruppi attinenti a diverse discipline: un laboratorio open space e un nuovo modo di fare ricerca che da quel giorno caratterizza il VIMM nel panorama mondiale».











