Storie Web mercoledì, Giugno 3

Nell’attesa che maturino le condizioni per una tregua tra Usa e Iran, Teheran mantiene il controllo sullo Stretto di Hormuz. Sono circa 160 le petroliere, con a bordo 170 milioni di barili di greggio, ferme nel Golfo Persico in attesa di passare. Molti marittimi sono bloccati sulle navi. Le Guardie della rivoluzione islamica iraniana hanno dichiarato che, dopo aver ottenuto il loro permesso, 24 hanno attraversato lo Stretto nelle ultime 24 ore.

La gestione dello Stretto nelle mani dell’Autorità iraniana

L’Iran ha istituzionalizzato la gestione del traffico marittimo nello Stretto da parte di una Autorità ad hoc (Persian Gulf Strait Authority). Si tratta di un’agenzia governativa, alla quale tutte le navi, anche quelle italiane, si devono rivolgere in via preliminare per ottenere il via libera al transito. Teheran ha dunque “normalizzato” i pedaggi, mantenendo grazie alla Marina dei Guardiani della rivoluzione islamica i transiti a 26 navi al giorno.

No al blocco dello Stretto, ma negoziazione permanente

Questa strategia potrebbe dimostrare che l’Iran non mira a bloccare Hormuz in maniera indefinita — l’economia iraniana non lo reggerebbe — ma a trasformare il blocco in uno strumento di negoziazione permanente che comunque genera un valore aggiunto geopolitico.

Lo scenario che si delinea è quello che non contempla uno stop assoluto ai traffici petroliferi, ma un regime di transito controllato da Teheran dove i premi assicurativi e i tempi di consegna rischiano comunque di rimanere elevati. «Particolare preoccupazione desta la condizione delle navi impegnate nel trasporto di fertilizzanti e di altre merci strategiche, oggi bloccate nel Golfo, ha sottolineato il presidente di Confitarma Mario Zanetti.

Peraltro l’Iran ha minacciato di bloccare lo Stretto di Bab al-Mandab, che unisce il Mar Rosso al Golfo di Aden. La tregua tra gli Usa e gli Houthi scattata il 6 maggio appare fragile. L’avanzata degli israeliani in Libano (l’Idf è andato oltre il Litani per 35 km, conquistando il castello di Beaufort e bombardando i sobborghi meridionali di Beirut) potrebbe spingere i ribelli dello Yemen a riattivarsi.

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