Più formazione, più sicurezza. La sfida che le Forze Armate sono chiamate ad affrontare, come ha chiarito Guido Crosetto, presuppone un nuovo approccio, in primo luogo mentale. Il quadro può cambiare in maniera repentina, come a esempio è accaduto negli ultimi giorni con l’attacco di Usa e Israele all’Iran. Occorre farsi trovare preparati, e occorre farlo nel minor tempo possibile. «Dopo decenni di relativa stabilità – ha sottolineato il ministro della Difesa – la “semplice” gestione delle crisi non è più sufficiente: dobbiamo essere in grado di affrontare, in caso di necessità, anche un conflitto prolungato, ad alta intensità, contro possibili nemici/avversari in possesso di capacità simili alle nostre». L’instabilità internazionale non è più un’eccezione ma una condizione permanente. In quest’ottica, la formazione ha un ruolo tutt’altro che secondario. Per Crosetto è strategica per l’ammodernamento e l’efficacia della Difesa, a tal punto che l’ha inserita in un contesto di riorganizzazione complessiva dello “strumento militare”, un disegno di legge che approderà sul tavolo del Cdm entro marzo e sarà successivamente sottoposto all’esame del parlamento.
La carta del master
L’attenzione per la formazione si manifesta in parallelo nella decisione di mettere in campo da marzo il primo master di secondo livello in “Valorizzazione del patrimonio e della cultura della Difesa”. Promosso dal ministero, organizzato dal Casd, da Difesa Servizi S.p.A. e dal Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa, sarà presentato il 10 marzo presso il Centro Alti Studi Difesa, alla presenza di Crosetto. La formula prevede lezioni, workshop e seminari, tirocinio curriculare ed elaborato finale. Secondo il ministro, «è un’opportunità concreta per approfondire la conoscenza del patrimonio culturale e storico della Difesa e sviluppare competenze professionali di cui l’Italia ha bisogno, soprattutto in questo momento. Contribuirà a formare professionisti in grado di valorizzare un patrimonio straordinario e di promuovere la cultura della Difesa come elemento fondamentale della nostra identità nazionale».
L’obiettivo è dunque quello di sviluppare competenze in grado di gestire e valorizzare asset culturali, storici e immobiliari della Difesa, sviluppare modelli innovativi di partenariato pubblico-privato, promuovere la cultura della Difesa come leva identitaria e strategica e integrare competenze manageriali, giuridiche, comunicative e istituzionali. La proposta è rivolta a laureati interessati a operare nella Pa, in società partecipate, nel settore culturale e della valorizzazione del patrimonio, in ambito consulenziale e manageriale legato ai sistemi complessi pubblici. Il corso si sviluppa in 1.500 ore, 60 CFU, da marzo a novembre. Previsto anche uno stage operativo presso Difesa Servizi, che consentirà ai partecipanti di confrontarsi direttamente con i modelli imprenditoriali applicati alla Pa. Il programma valorizza l’esperienza maturata in progetti strategici quali il Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia, l’International Flight Training School di Decimomannu e il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, tutti esempi di partenariato pubblico-privato applicato al sistema Difesa.
Formazione del personale da rendere moderna
La linea è tracciata. Come chiarito da Crosetto, la formazione del personale va rivista e resa moderna, definendo le competenze necessarie e creando i percorsi per acquisirle. Lo spazio, sotto questo profilo, riveste un ruolo di primo piano: la Difesa, viene chiarito nell’atto di indirizzo che dà avvio al processo di programmazione strategica e finanziaria del comparto, punta a «sostenere gli investimenti in programmi di alta formazione, per sviluppare professionalità altamente qualificate, motivate e capaci di sfruttare i nuovi trend tecnologici». C’è poi la minaccia cyber. In questo caso la strategia è quella di «sviluppare, attrarre e conservare competenze attraverso soluzioni innovative e flessibili di reclutamento, alimentazione, impiego, formazione continua e retaining di personale civile e militare ovvero adottare misure per ridurre l’esodo del personale ad alta connotazione specialistica, anche attraverso interventi di riconoscimento della coproprietà intellettuale».
La riserva specialistica
La strada passa anche dalla messa in campo di «una “riserva specialistica” con professionalità provenienti dal mondo privato anche nel peculiare dominio cibernetico (a completamento delle capacità esprimibili dalla Difesa), finalizzata ad individuare un “bacino” di esperti nei diversi ambiti, il cui trattamento economico possa essere adeguato allo specifico settore». Quanto alla ricerca scientifica e accademica, l’obiettivo è rendere la Difesa polo di riferimento per gli studi di geopolitica e innovazione tecnologica. In prima fila c’è il Casd, neo scuola Superiore universitaria a ordinamento speciale. Nell’a.a. 2024/2025 il Centro Alti Studi Difesa ha formato 925 studenti (di cui 153 stranieri da 56 Paesi). Questo Centro forma e aggiorna i leader militari e civili italiani e internazionali, sviluppando competenze in leadership, soft skills, innovazione, strategia, sicurezza, cybersecurity e tecnologie emergenti. Ha creato poli specializzati come la Leadership & Soft Skills Academy, il Polo Cyber della Difesa e il Laboratorio di wargaming; inoltre, partecipa attivamente ai corsi dello European Security and Defence College, organizza corsi per oltre 1.000 studenti all’anno, di cui 200 stranieri da più di 50 Paesi. Offre corsi di dottorato, master e alta formazione in Scienze della Difesa e Sicurezza. Inoltre, coordina attività di ricerca e analisi strategica su temi politici, sociali, tecnologici e militari, con attenzione alle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. È un anello di congiunzione, un polo di riferimento e indirizzo tecnico-formativo, interforze, di livello universitario per le Forze Armate. Al Casd il compito di sviluppare e diffondere la “Cultura della Sicurezza e della Difesa”, in collaborazione con tutte le anime delle Forze Armate. La parola d’ordine è, ora più che mai, “giocare di squadra”, anche nella formazione.











