Le tensioni energetiche legate alla guerra rischiano di ridurre il reddito disponibile con un impatto negativo sui consumi: nel biennio 2026-2027, la perdita stimata arriva fino a 963 euro per famiglia nello scenario più negativo, con effetti su crescita e occupazione. Le stime di crescita, sempre nello scenario peggiorativo, sono di appena +0,3% per il 2026 e +0,4% per il 2027.
Il rischio di un nuovo decennio di stagnazione
Dal forum di Confcommercio il quadro complessivo che emerge è quello di una sostanziale incertezza, con una forte preoccupazione: «senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione, il rischio è quello di un nuovo decennio di stagnazione, con effetti permanenti su crescita, occupazione e coesione sociale. Prospettiva che l’Italia non può certo permettersi».
L’ufficio studi di Confcommercio ha tracciato tre scenari per il quadro macroeconomico 2026-2027: nello scenario base si prevede una perdita di 434 euro reali a famiglia rispetto alla situazione “normale”, che in caso di conflitto prolungato può portare ad una ulteriore perdita di 529 euro rispetto allo scenario base. In totale, dunque, è un conto salato quello che le famiglie dovranno pagare in caso di conflitto prolungato, pari ad una perdita complessiva di 963 euro rispetto alla situazione che avremmo avuto in assenza di conflitto.
La guerra in Iran, con il blocco dello Stretto di Hormuz comporta il rischio di nuovi gravi shock energetici e pesantissime ripercussioni economiche. «lo scenario pesa direttamente sui nostri settori, in particolare commercio, turismo, trasporti e servizi che sono i più esposti all’aumento dei costi, alla riduzione dei flussi di domanda e al rallentamento dei consumi», ha ricordato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. «Le tensioni internazionali alimentano incertezza – ha aggiunto Sangalli-, frenano la domanda e colpiscono soprattutto le imprese più legate al territorio e ai consumi delle famiglie. E quando si fermano i consumi, si ferma il cuore stesso della nostra economia».
Il terziario di mercato tra il 1995 e il 2025 ha creato quasi 4 milioni di posti di lavoro
Allo scoppio del conflitto l’Italia si stava allineando a condizioni favorevoli ad una crescita prossima o superiore all’1% secondo Confcommercio, con un’inflazione contenuta all’1,5% (la migliore performance rispetto al tendenziale dei 21 paesi dell’area euro), i consumi in crescita dell’1% tra gennaio e febbraio (rispetto al primo bimestre 2025), un mercato del lavoro sui massimi (seppure in frenata negli ultimi mesi) che da luglio 2024 ha viaggiato sempre sopra i 24 milioni di occupati. In ripresa anche il reddito disponibile che dal 2019 al 2025 è salito da 1.359 a 1401 euro (+3,1%).












