Storie Web giovedì, Luglio 2

«Tutto è partito da una domanda. Questo è il pezzo – ci avevano chiesto – siete in grado di realizzarlo?» Anche se si trattava di un componente decisamente hi-tech, una lastra di alluminio balistico ad alta capacità di assorbimento, non esattamente il core business aziendale, Miriam Gualini ha accettato la sfida posta dal cliente, vincendola.

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«Non è stato banale – spiega l’imprenditrice, alla guida della bergamasca Gualini Lamiere – perché per soddisfare le specifiche richieste abbiamo impiegato un anno e mezzo investendo in tempo, ricerca e attrezzature. Ma alla fine ci siamo riusciti».

Percorso importante quello realizzato, non solo per la finalizzazione di un componente critico anti-mina, dalla cui qualità dipende la vita delle persone, ma anche perché da quel momento in poi per la Pmi meccanica, nata 70 anni fa come piccola officina dotata appena di una forgia e di un’incudine, si è aperto un nuovo filone di business legato alla Difesa.

A quella prima commessa se ne sono aggiunte infatti altre, per realizzare parti critiche di mezzi di difesa terrestre, ordini pluriennali che spingono verso l’alto i ricavi della società, ora in rotta per arrivare nel 2026 a 17 milioni, scatto di quasi 20 punti rispetto all’anno precedente, già in progresso a doppia cifra.

Il materiale hi tech

Alluminio balistico anti-mina

«L’idea – spiega l’imprenditrice – è quella di arrivare al massimo ad avere un 40% dei nostri ricavi in questo settore, perché non vogliamo rinunciare alle nostre altre specializzazioni. Stiamo ad esempio crescendo nei supporti per le cabinovie da città, un business che nel mondo è in forte sviluppo. Ma siamo in grado di gestire anche commesse particolari in comparti specifici, come ad esempio un maxi-serbatoio per trattare i sali di Litio che finirà in Sud America, ordine della durata di oltre due anni a cui lavoriamo insieme ad altre quattro aziende lombarde e per cui abbiamo assunto otto nuovi saldatori».

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