Quello che doveva essere l’ultimo capitolo della lunga parabola giudiziaria di Nicole Minetti si è trasformato, nelle ultime ore, in un terremoto istituzionale che coinvolge il vertice della Repubblica. Il presidente Sergio Mattarella, attraverso l’ufficio stampa del Quirinale, ha chiesto formalmente al Ministero della Giustizia di riscontrare con “cortese urgenza” la fondatezza di quanto riportato da recenti inchieste giornalistiche in merito alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lo scorso 18 febbraio. L’ex igienista dentale era stata graziata da Mattarella per via delle “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore”, di cui non si sarebbe potuta prendere cura se avesse scontato la condanna.
Il Ministero della Giustizia ha già firmato l’autorizzazione per nuove “capillari verifiche”. Se dovesse emergere che la grazia è stata ottenuta tramite una falsa rappresentazione della realtà, si aprirebbe uno scenario giuridico inedito: la possibile revoca o nullità dell’atto di clemenza. Gli esiti delle prime ispezioni di via Arenula sono attesi entro le prossime 24 ore.
Intanto, poco fa il ministro Carlo Nordio è stato oltre un’ora a Palazzo Chigi e, secondo fonti di governo, ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per “questioni pregresse”.
Pg: “Accertamenti urgenti su fatti gravissimi, potremmo modificare parere”
La Procura Generale di Milano ha fatto partire “accertamenti” attraverso l’Interpol “a tutto campo e con urgenza” sul caso Minetti, “su fatti indicati gravissimi”, quelli riportati dall’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. I magistrati vogliono avere informazioni e documenti anche dall’estero, come dall’Uruguay, “su tutte le persone” di cui si parla, anche la stessa ex igienista dentale e il compagno Giuseppe Cipriani, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore (che la donna avrebbe assistito, motivazione su cui si è fatto leva per la richiesta di grazia). Lo hanno spiegato la pg Francesca Nanni e il sostituto pg Brusa. Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero. Gli accertamenti disposti con urgenza, in linea teorica e quando saranno definiti il più presto possibile, “potrebbero portare ad una modifica del nostro parere”, che prima era stato positivo, ha chiarito la procuratrice generale Nanni.
Pg Milano: “Abbiamo la coscienza a posto”
“Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati” hanno spiegato ancora la procuratrice generale ai giornalisti.
La Procura Generale di Milano, qualora l’istanza di grazia di Nicole Minetti si rivelasse fondata su elementi incongruenti e non veritieri, trasmetterà gli atti alla Procura per l’apertura di una indagine a carico dell’igienista dentale: si apprende negli ultimi minuti da ambienti giudiziari milanesi. Tra gli accertamenti delegati all’Interpol, ci sono anche quelli che riguardano il periodo in cu Minetti avrebbe soggiornato a Ibiza. Da quanto si è saputo, vista l’urgenza, il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa avrebbe chiesto di essere informato anche in caso di esiti parziali degli accertamenti.
L’azienda ospedaliera di Padova: “Mai curato il bimbo”
Il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, “ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino”, riferisce una nota dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. Il nome di Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia presidenziale.
Attivata con massima urgenza anche l’Interpol
“Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza. Andremo avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi. Ripeteremo accertamenti anche in Italia sull’autenticità di documenti sanitari ed altro. Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli, faremo un passo successivo per una rogatoria” specifica il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa.
Sisto a Rainews24: “La procedura di grazia ha rispettato le regole”
“La procedura relativa alla grazia a favore di Nicole Minetti si è svolta nel pieno rispetto delle norme. L’istanza è stata presentata dalla condannata al presidente della Repubblica, che, come usuale, ha trasmesso gli atti al Ministero della Giustizia per l’istruttoria. Quest’ultima è stata demandata, come previsto, alla Procura generale competente, in questo caso quella di Milano, che ha operato in totale autonomia, svolgendo tutti gli accertamenti necessari sulla base della documentazione fornita dalla condannata e dalla sua difesa”: così a Rainews 24 il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. “Il ministero ha poi raccolto gli esiti e ha espresso un parere, non una proposta, non vincolante, risultato favorevole in base agli elementi trasmessi e disponibili. Oggi emergono elementi nuovi riportati dalla stampa: plaudendo al giornalismo d’inchiesta, è comunque corretto che tali notizie vengano verificate, e con attenzione. Se dovessero risultare significative difformità rispetto a quanto rappresentato dalla richiedente la grazia, sarà altrettanto corretto trarne le debite conseguenze”.
Parla l’autore dell’inchiesta: “Ci sono cose che non si possono scrivere, come i nomi”
La mia inchiesta? “Qualcosa è iniziato a non tornare nel momento in cui abbiamo avuto da una parte la richiesta della grazia, quindi tutto quello che è stato prospettato per averla, e dall’altra delle fonti in Uruguay che raccontavano che le cose stavano diversamente: Minetti non aveva cambiato vita, faceva feste insieme al compagno con queste ragazze che andavano e venivano saltando i controlli dell’immigrazione”. Lo ha ribadito il giornalista del Fatto Quotidiano Thomas Mackinson, autore dell’inchiesta, oggi intervenuto nella trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora. “Secondo i racconti di chi c’era, di giorno si accoglievano i bambini dell’orfanotrofio e Cipriani serviva i pasti, mentre nel weekend e la notte arrivavano le ragazze: argentine, brasiliane, uruguayane, c’era un tariffario a seconda della nazionalità e del gradimento”.
Un tariffario? “Sicuramente le più richieste erano le argentine e le italiane, quelle locali erano la ‘fascia bassa’ per così dire. Da quello che ho capito erano delle professioniste”. Lei è stato in Uruguay?, hanno chiesto a Mackinson: “No, ho fatto quello che si poteva fare di qui: mi sono attaccato al telefono e ho iniziato a chiamare la procura locale e tutti quelli che ruotavano intorno alla proprietà, ho parlato con persone che hanno vissuto o lavorato lì, che sono state a contatto con questa coppia”. La sua inchiesta è terminata qui o c’è dell’altro? “Ci sono cose che non si possono scrivere e altre che forse potranno esser scritte”. Cos’è che non si può scrivere? “Ad esempio, le frequentazioni di questa villa, chi ci andava. Spero di poter scrivere questi nomi, primo o poi di poter chiudere il cerchio di questa storia”. Dal Quirinale l’ha cercata qualcuno? “Quando siamo usciti con le prime puntate – ha concluso il giornalista del Fatto -, c’è stato un interessamento ed uno scambio”.
L’inchiesta: dal ranch in Uruguay al mistero del bambino
Il caso è esploso sabato 25 aprile, quando Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una serie di servizi che mettono in dubbio le motivazioni umanitarie alla base del provvedimento di clemenza. Secondo il quotidiano: Minetti avrebbe gestito a Maldonado una villa e uno yacht per conto del compagno Giuseppe Cipriani, organizzando serate con escort e ospiti internazionali. La grazia sarebbe stata concessa per permettere alla Minetti di accudire un bambino presentato come “abbandonato” e bisognoso di cure specialistiche. L’inchiesta sostiene invece che i genitori biologici siano vivi, sebbene poveri, e che la madre sia misteriosamente scomparsa proprio nel febbraio 2026. Viene citata la morte sospetta (carbonizzata) dell’avvocata che difendeva la madre biologica del minore, avvenuta dopo che la Minetti e Cipriani avevano ottenuto l’affidamento del bambino tramite una causa legale nel 2023.
Nicole Minetti (@web)
La difesa del Colle: “Ci siamo fidati dei documenti”
Dal Quirinale filtrano precisazioni importanti: il capo dello Stato non dispone di strumenti autonomi d’indagine. La decisione si è fondata esclusivamente sul parere favorevole del Ministro della Giustizia e sulla documentazione fornita da via Arenula, che descriveva un quadro clinico e familiare critico. Secondo la sentenza 200/2006 della Corte Costituzionale, l’istruttoria spetta infatti interamente al Ministero. Il sostituto procuratore Brusa ha confermato all’ANSA che a fine 2025 “il quadro era completo e non emergevano anomalie”, basandosi sui riscontri sanitari effettuati dai Carabinieri.
Karima Al Mahrough al processo Ruby Ter 3 (Ansa)
La replica di Nicole Minetti
L’ex consigliera lombarda, intanto, non ci sta e affida ai suoi legali una nota durissima. Le informazioni sono definite “prive di fondamento e gravemente lesive”. È stata annunciata una formale diffida contro la testata giornalistica e l’avvio di azioni legali nelle sedi competenti per tutelare la privacy della famiglia e dei minori coinvolti. La grazia era intervenuta a estinguere il residuo di un cumulo pene totale di 3 anni e 11 mesi:
2 anni e 10 mesi (Ruby-bis) per favoreggiamento della prostituzione, legato alla gestione degli alloggi di via Olgettina, ai pagamenti delle ragazze e al celebre affidamento della minorenne Ruby Rubacuori, la notte del 27 maggio 2010. 1 anno e 1 mese (Rimborsopoli) per peculato, a causa dell’uso improprio di fondi pubblici della Regione Lombardia per spese personali.
Celli (Anm), gravissimo se le notizie su Minetti fossero confermate
“Se fossi io il presidente della Repubblica, non avrei dato la grazia in una condizione come quella rappresentata dai giornali. Se le notizie fossero confermate, sarebbe gravissimo: vorrebbe dire che il capo dello stato è stato ingannato” dice a RaiNews24 Stefano Celli, vicesegretario Anm (Associazione Nazionale Magistrati) in merito alla vicenda.











