Storie Web venerdì, Gennaio 16
Governare l’AI agentica in azienda: è italiana la startup dell’intelligenza basata su principi

Partiamo dalla notizia: Principled Intelligence ha chiuso a fine anno (annunciandolo ufficialmente solo qualche giorno fa) un round pre-seed da 1,85 milioni di euro. L’operazione è stata guidata dal Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico per l’Intelligenza Artificiale e la Cybersecurity (realizzato da CDP Venture Capital in partnership con Scientifica Venture Capital) – e dal fondo di VC specializzato in investimenti in Artificial Intelligence BlackSheep, con la partecipazione di Eden Ventures.

Chi è e cosa fa la startup romana, fondata nel 2025, lo si può intuire dalla descrizione presente nella nota diffusa ai media: una società specializzata nello sviluppo di tecnologie per il controllo e la governance dell’intelligenza artificiale. Più precisamente, un’infrastruttura erogata in modalità Saas e pensata per permettere alle imprese di adottare in sicurezza, tecnologie di AI generativa, agenti e modelli LLM (Large Language Model) anche nei processi più critici e in contesti altamente regolamentati.

Come nasce: i founder e la visione

La culla dove nasce Principled Intelligence è accademica, visto e considerato che i due fondatori, Simone Conia (che ricopre il ruolo di Ceo) ed Edoardo Barba (il Cto), hanno partorito l’idea della startup una volta concluso il percorso di ricerca in intelligenza artificiale e natural language processing condotto presso La Sapienza Università di Roma.

Dopo l’esperienza maturata negli Stati Uniti, in Apple, sui large language model per migliorare qualità, affidabilità e fattualità delle risposte dei sistemi conversazionali, Conia è tornato nel Belpaese per dare vita con il compagno di studi a Minerva LLM, la prima famiglia di modelli di grande formato addestrati da zero su dati italiani, già adottata su larga scala da università, aziende e sviluppatori (oltre 300mila i download fino a oggi). Quanto al nome, come ricordano i due co-founder al Sole24ore.com, la scelta è caduta su Principled Intelligence “per mettere in primo piano l’idea di un’AI che non sia solo intelligente, ma governata dagli stessi principi che guidano un’organizzazione e ne determinano il successo.

Questi principi includono valori etici e requisiti regolatori generali come l’AI Act, ma anche policy aziendali interne, documentazione operativa, cultura aziendale, codici di condotta e strategie commerciali”. La specificità della proposta dell’azienda (al momento attiva con un team di sei persone, cinque delle quali con in tasca un dottorato in intelligenza artificiale) si concretizza in una visione “multilingual-by-design”. Un principio, spiegano ancora Conia e Barba, è tale solo se viene rispettato in modo coerente, indipendentemente dalla lingua. Nella pratica, invece, “molti sistemi di AI mostrano comportamenti e livelli di precisione diversi a seconda della lingua utilizzata, con un impatto diretto sulla capacità delle aziende di applicare policy e linee guida in modo uniforme. Per questo noi vogliamo garantire che gli stessi principi valgano allo stesso modo nelle principali lingue europee”.

Condividere.