Il test del piccolo modello di data center spaziale è il primo del genere. Elon Musk, ma anche Jeff Bezos e Sam Altman hanno parlato più volte nei mesi scorsi dell’idea di creare i data center orbitali per risolvere il problema dei siti, del raffreddamento e dell’energia elevata necessaria a far funzionare i data center nella Terra, oltreché al consumo di suolo e di risorse naturali.
Le sfide
I progetti in corso sono diversi. Ma l’idea dei data center spaziali per realizzarsi deve affrontare numerose sfide tecnologiche e di sicurezza, la resistenza alle radiazioni spaziali, i costi per lanciare i data center nello spazio, il problema dell’affollamento di satelliti nello spazio.
Il primo test del piccolo data center spaziale fa parte del Project Suncatcher, ambizioso progetto di ricerca di Google nato per studiare la fattibilità di portare, appunto, i data center di intelligenza artificiale nello spazio. Il via libera al progetto è arrivato a maggio 2025 da Sergey Brin, uno dei due fondatori di Big G, e dal ceo Sundar Pichai.
L’obiettivo a lungo termine è costruire flotte di satelliti a energia solare dotati di chip per l’intelligenza artificiale, collegati tra loro per gestire enormi carichi di lavoro sfruttando lo spazio come nuova frontiera per il calcolo.
L’obiettivo ambizioso: di risolvere la crisi energetica dei data center
In Google ammettono che ci vorranno molti anni e ingenti investimenti prima che l’idea diventi pienamente operativa. L’obiettivo ambizioso è quello di risolvere la crisi energetica dei data center sulla Terra, portando l’AI nello spazio per farla funzionare sfruttando l’energia del sole.
Se il primo test avrà successo, Google prevede di lanciare il prossimo anno una coppia di satelliti simili ma uniti. E progetta la realizzazione di flotte di 80 satelliti per i data center spaziali in formazione ravvicinata.
Il progetto di Musk
L’altro progetto in fase di sviluppo è quello di Musk che vuole lanciare in orbita i nuovi satelliti Starmind AI1, progettati da SpaceX per funzionare come data center orbitali per l’intelligenza artificiale, integrando al loro interno un sistema di elaborazione dati con una potenza di circa 120kW. I satelliti-data center di Musk, da quello che si sa, saranno alimentati anch’essi da energia solare e potranno raffreddarsi dissipando il calore prodotto nello spazio. Obiettivo del progetto è quella di superare i limiti di energia elettrica, di consumo d’acqua per il raffreddamento e di occupazione del suolo che frenano la crescita dei data center sulla Terra.
Per sostenere questa espansione, SpaceX sta costruendo un gigantesco stabilimento di circa 1 milione di metri quadrati a Bastrop, in Texas, dove si è trasferito Musk, che sarà a dedicato alla produzione industriale dei nuovi satelliti data center oltre alla terza generazione di satelliti per le comunicazioni.








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