L’amministrazione Trump minaccia ritorsioni se l’Ue dovesse introdurre clausole vincolanti che favoriscano aziende e prodotti europei (“Buy European”) nella revisione delle norme sugli appalti per la difesa, attesa entro l’estate. «Gli Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica che limiti la capacità» delle aziende Usa di accedere al mercato europeo, si legge in un contributo del Dipartimento della Difesa americano alla consultazione pubblica della Commissione Ue appena conclusasi. Washington definisce «sbagliata» un’eventuale linea protezionista e avverte che, in caso di clausole vincolanti, potrebbe rivedere le deroghe del suo “Buy American”, chiudendo a sua volta alle aziende Ue l’accesso agevolato ad alcune gare.
«Gli Stati Uniti sostengono pienamente il riarmo europeo e la rivitalizzazione della base industriale della difesa europea. Tuttavia, questi sforzi non devono indebolire la base industriale della difesa transatlantica, mettere a repentaglio la nostra capacità collettiva di fornire equipaggiamenti o mettere a rischio i benefici economici condivisi», si legge nella dichiarazione del Pentagono.
Tra le ritorsioni minacciate da Washington, in caso di clausole vincolanti di “Buy European” per le armi, lo stop a deroghe ed eccezioni previste dalle leggi “Buy American” collegate agli accordi firmati da 19 Paesi Ue. Una preferenza europea «comprometterebbe il riarmo europeo e indebolirebbe l’interoperabilità e la prontezza della Nato», evidenzia ancora il Pentagono, aggiungendo che la misura sarebbe «in contrasto» con l’accordo Ue-Usa sui dazi e che «la difesa rimane principalmente una competenza nazionale».
Anche la Camera di commercio americana, pur con toni più moderati, ha risposto alla consultazione pubblica mettendo in guardia contro una preferenza europea troppo stringente. Una presa di posizione che arriva a pochi giorni dalla presentazione – attesa il 26 febbraio – del piano complessivo Ue per l’industria che, con tutta probabilità, conterrà clausole “Buy European” per gli appalti nei settori strategici. A seguire, nel terzo trimestre, ci sarà l’aggiornamento della direttiva comunitaria del 2009 sugli appalti per la difesa. L’Ue ha già introdotto criteri di contenuto minimo europeo nel programma Safe da 150 miliardi e nel prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina: in entrambi i casi almeno il 65% del valore degli equipaggiamenti deve provenire dall’Europa.








