«Il ministro della Giustizia parla oggi della possibilità di rinunciare al suo potere disciplinare nei confronti dei magistrati in caso di loro colpa grave. Parlo a titolo personale, ma sono ragionevolmente certo di rappresentare la posizione della stragrande maggioranza di chi fa il mio lavoro: non abbiamo mai chiesto niente del genere, né lo desideriamo».
Con queste parole il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, replica all’intervista al Sole 24 Ore del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul tema del potere disciplinare sui magistrati.
Nordio e il potere disciplinare sui magistrati
Nell’intervista a Il Sole 24 Ore, Nordio ha spiegato che, per quanto lo riguarda, l’iniziativa disciplinare nei confronti dei magistrati dovrebbe essere sottratta al ministro della Giustizia e affidata soltanto al procuratore generale della Cassazione. Secondo il Guardasigilli, in un ambito così delicato l’intervento del ministro deve restare molto limitato, così da evitare ogni sospetto di interferenza politica e tutelare l’indipendenza della magistratura.
Ingiusta detenzione, sanzioni e correnti
Nordio ha affrontato anche il tema dei casi di ingiusta detenzione, osservando che una valutazione di questo tipo può essere compiuta solo da magistrati e non dal ministro. Una volta accertati, ha aggiunto, questi casi non dovrebbero tradursi automaticamente in una punizione, ma in una verifica più approfondita sull’idoneità del magistrato a ricoprire quelle funzioni. Il ministro ha poi criticato il funzionamento del sistema disciplinare, sostenendo che anche i pochi magistrati sanzionati finiscono comunque per essere promossi con valutazioni positive, in un quadro in cui, a suo giudizio, conta più l’appartenenza alle correnti che la professionalità.
Referendum, riforma della giustizia e Csm
Nel corso dell’intervista, Nordio ha inoltre respinto l’idea che sia stato il governo a dare un significato politico al referendum sulla riforma della giustizia. Ha ribadito che il pubblico ministero continuerà a essere autonomo e indipendente, senza condizionamenti del potere esecutivo, ma ha anche sostenuto che l’attuale vicinanza con il magistrato giudicante finisca per indebolirne la preparazione professionale. Infine, il ministro ha definito il Csm un organo di alta amministrazione e non un organismo rappresentativo in senso politico, annunciando che, dopo l’eventuale conferma referendaria, sarà aperto un confronto con magistratura, avvocatura e mondo accademico sulle norme di attuazione.











