Storie Web mercoledì, Marzo 4

Sono circa 35.300 i pubblici esercizi italiani che offrono giochi regolamentati in concessione, pari al 42% dell’intera rete distributiva nazionale, stimata in circa 85.000 punti unici. È la fotografia del fenomeno inserita nel Report 2025 presentato all’Hotel Nazionale e promosso dal Milton Friedman Institute.

Il miglioramento delle proposte, la razionalizzazione della rete generalista e sviluppo dei servizi collegati al gioco a distanza sono soltanto alcuni dei punti trattati. Un quadro che mostra un sistema articolato e in trasformazione.

I punti attivi si distribuiscono in 4.929 sale specializzate – tra cui bingo, sale o negozi scommesse – e 30.417 bar ed esercizi con offerta secondaria di gioco. Attivi invece oltre 13.000 Punti Vendita Ricariche registrati nella prima fase di iscrizione all’albo per il gioco a distanza.

La distribuzione sul territorio

In alcune regioni del Mezzogiorno si registra una maggiore incidenza del canale delle ricariche per il gioco a distanza dove a conquistare il podio è la Campania, mentre Abruzzo e Piemonte mostrano una presenza relativamente elevata di attività specializzate. Le sale dedicate risultano in crescita nell’ultimo biennio, dove a fare da apripista è la Lombardia con 721 punti, come per i bar e pubblici esercizi con giochi dove il totale nazionale risulta in contrazione di oltre il 2% rispetto all’anno precedente.

Resta tuttavia la guerra all’offerta illegale dal valore di 30 miliardi. «Il dato del 42% della rete nazionale conferma che i pubblici esercizi rappresentano un’infrastruttura essenziale nella distribuzione regolamentata del gioco – sottolinea Emmanuele Cangianelli, Presidente di EGP-FIPE e consigliere federale delegato al comparto – La crescita delle sale specializzate e la razionalizzazione della rete generalista indicano un mercato che si sta progressivamente strutturando, con modelli distributivi più definiti e integrati anche con il canale digitale. In questo contesto, la priorità resta il contrasto all’illegalità e all’abusivismo».

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