«L’export di gioielli e preziosi dal Distretto orafo della Campania è calato nel 2025, ma molto meno di quanto ciò sia avvenuto in totale dall’Italia». Una precisazione che Vincenzo Giannotti, presidente del Tarì e del Distretto orafo della Campania, vuole fare e argomentare dopo la pubblicazione delle recenti analisi di settore di Federorafi, relative a dati di chiusura 2025 e aspettative 2026. In questa, si parla di un calo delle esportazioni del settore dall’Italia del -18.9%, mentre, sempre Federorafi, alla Campania (che è il più piccolo dei distretti italiani con lo 0,3% dell’export nazionale da 38,1 milioni di euro) attribuisce un decremento del 2,8%: molto inferiore a quello degli altri distretti.
Giannotti ne parlerà stamattina, in occasione dell’apertura di Open, l’edizione primaverile del salone della gioielleria che chiuderà il 20 aprile. Consolidati i numeri della manifestazione: 500 le aziende espositrici, tra residenti ed ospiti. Alta gioielleria, collezioni di tendenza, design e tecnologie a supporto della produzione: queste le sezioni dei padiglioni espositivi, che come sempre si aggiungeranno all’ampia offerta di prodotti e servizi delle aziende Tarì. Evento molto frequentato da buyers provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi del Mediterraneo.
«Si parla _ aggiunge Giannotti _ di calo dell’export e di una crisi strutturale ormai inevitabile. Ma ritengo necessario riportare il dibattito su un piano più equilibrato». Per il presidente del Distretto campano, «la crisi esiste, ma esiste anche un tessuto imprenditoriale che continua a produrre valore, occupazione e prospettive, dimostrando capacità di adattamento e visione». L’aumento del prezzo dell’oro e la contrazione della domanda internazionale incidono sul settore. «Tuttavia, nel Mezzogiorno _ continua Giannotti _ l’oreficeria ha adottato un modello produttivo diverso da quello dei grandi distretti del Nord. Si tratta di un sistema meno orientato all’export, fortemente artigianale e radicato nei mercati interni. Un tessuto composto in larga parte da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che operano su scala locale e nazionale mantenendo un legame diretto con il territorio. Questo modello riduce l’esposizione alle fluttuazioni della domanda internazionale e consente una maggiore flessibilità operativa». Tra crisi e crescita, secondo il presidente campano, «esiste uno spazio intermedio fatto di resilienza, investimenti, visione e crescita. Qui si colloca il nostro distretto».
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