Storie Web giovedì, Marzo 12

L’escalation militare tra Israele, Iran e Hezbollah raggiunge anche Gerusalemme. Il ministero degli Esteri israeliano ha denunciato attacchi missilistici iraniani sulla capitale, con un raid che avrebbe colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal Muro Occidentale, da Al-Aqsa e dal Santo Sepolcro.

Reuters spiega che il sistema multilivello israeliano continua a intercettare gran parte dei missili in arrivo, ma che alcuni vettori iraniani sono riusciti a eludere l’intercettazione e a provocare vittime e danni. Diversi siti sono stati colpiti, tra cui una sinagoga e un rifugio pubblico a Beit Shemesh, un edificio a Tel Aviv, una strada a Gerusalemme, oltre alla caduta di una testata vicino alla Città Vecchia.

Una fonte della difesa israeliana ha descritto l’ondata come la prima azione coordinata tra Iran e Hezbollah dall’inizio della guerra, con missili balistici lanciati dall’Iran mentre Hezbollah apriva quasi in contemporanea il fronte nord con una raffica massiccia dal Libano. Dopo l’attacco, il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato di ampliare le operazioni in Libano, mentre l’esercito ha esteso gli ordini di evacuazione nel sud del Paese.

Sul fronte libanese, la stampa israeliana è stata ancora più esplicita. Il Jerusalem Post ha riferito che Hezbollah ha lanciato oltre 200 razzi durante la notte e che i risultati delle difese aeree israeliane contro quella raffica sono stati “misti”. Il giornale scrive che l’Idf ha ammesso un fallimento nell’allerta preventiva in alcune aree.

A rendere più difficile il quadro c’è anche la natura dei vettori usati da Teheran. Associated Press spiega cheTeheran ha impiegato “quasi quotidianamente” munizioni a grappolo e che, secondo un funzionario militare israeliano citato in forma anonima, circa metà dei proiettili lanciati verso Israele in quella fase della guerra erano cluster munitions. Una tipologia di arma, questa, che complica la difesa: il sistema Arrow, infatti, può intercettare il missile balistico, ma se la testata si apre prima della distruzione del vettore, le submunizioni si disperdono e non esiste un sistema pensato per neutralizzarle una a una. Un ricercatore dell’Institute for National Security Studies di Israele ha riassunto così il problema: queste armi fanno meno danni agli edifici e più alle persone.

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