Il Pnrr è stato uno «stress test» per la Repubblica, e nel complesso lo abbiamo superato. Ora si apre la partita, altrettanto importante e strategica, del dopo Pnrr. Di come fare tesoro di questa esperienza per rilanciare in modo stabile la crescita italiana. Questo in estrema sintesi è il tema del lavoro – straordinario per equilibrio e qualità dei contributi- curato da Roberto Garofoli per conto dell’Anci. Garofoli e il team da lui coordinato rendono un servizio al Paese: qualsiasi forza ambisca a governare o a confrontarsi con le sfide di governo farebbe bene ad attingere al contenuto di queste 800 pagine.
Tutto comincia con Next Generation Eu, una pagina straordinaria della vicenda europea che ho vissuto in prima persona a Bruxelles da Commissario agli affari economici e monetari.
La risposta europea: quattro conseguenze
Riflettendo su quella esperienza sono arrivato a quattro conclusioni.
Primo. La risposta europea del 2020 è stata rapida e all’altezza della situazione. Una settimana dopo la dichiarazione di Pandemia da parte dell’Oms, il 18 marzo, la Bce ha varato il Pandemic Purchase Program e la Commissione ha sospeso le regole del Patto di Stabilità. Due decisioni che hanno stabilizzato i mercati ed evitato che la drammatica crisi del Covid, come era accaduto con la crisi finanziaria dieci anni prima, determinasse un’enorme divergenza tra i Paesi europei, basata sulle loro diverse capacità finanziarie.
Secondo. Suddividendo i 750 miliardi di Eurobond non in modo paritario ma privilegiando i Paesi più colpiti dal Covid e più vulnerabili, come l’Italia, Next Generation Eu ha addirittura spinto verso la convergenza, favorendo la crescita dei paesi del Sud rispetto a quelli del Centronord.
Terzo, Next Generation Eu ha introdotto il metodo cosiddetto performance based: erogazione di fondi in base al raggiungimento di obiettivi in tempi definiti.
Quarto, ha cambiato la natura dei rapporti tra Commissione e singoli Paesi.
Il ruolo della Commissione è cresciuto, e si è introdotto un metodo che ritroviamo anche nelle nuove regole del Patto di Stabilità, basate su piani a medio termine negoziati tra Commissione e Paesi membri.
I limiti di Next Generation Eu
Accanto a queste conclusioni positive, Next Generation Eu ha avuto anche limiti di impianto, ben al di là dei ritardi di questo o quel piano nazionale. Due in particolare.
Da un lato la mancanza di risorse dedicate a progetti comuni. Alcuni degli obiettivi indicati ad esempio dai Rapporti Draghi e Letta avrebbero potuto giovarsi di una parte dei finanziamenti comuni. Si è persa un’occasione.
Il secondo limite è emerso con l’invasione russa dell’Ucraina, che ha imposto modifiche profonde in corso d’opera ai Piani nazionali ormai già operativi con conseguenze negative sia sui tempi di esecuzione sia sul difficile equilibrio tra rispetto degli obiettivi e flessibilità.
La risposta italiana
I limiti non sono certo mancati anche nell’attuazione del Pnrr italiano. Dispersione degli interventi, inserimento di progetti da tempo nei cassetti, ritmi diversi tra erogazione delle rate europee e spesa effettiva. E non sono mancati i ritardi, erroneamente attribuiti ai Comuni, visto che hanno riguardato soprattutto progetti di entità finanziaria molto consistente.
Nell’insieme, tuttavia, va riconosciuto che i tre governi coinvolti dall’attuazione del Piano (Conte 2, Draghi e Meloni) hanno retto allo stress test e, come auspicato dal Presidente Mattarella nel marzo del 2023, si sono «messi alla stanga».
Al di là della valutazione dei singoli interventi, e al netto di operazioni avventate come il Superbonus, le conseguenze sono state una decisa accelerazione della spesa pubblica per investimenti, che dal 2022 ha raggiunto e finalmente superato la media europea, anch’essa in rialzo nonostante la crisi. E una altrettanto decisa accelerazione dei tempi di decisione della pubblica amministrazione.












