Cinque bacini di carenaggio, su un’area di 230mila metri quadrati, che hanno segnato la storia del porto di Genova dal 1892 a oggi. E una realtà pubblica che li gestisce, la società Ente bacini, che festeggia il suo centenario: la fondazione è avvenuta il 19 febbraio 1925 e il prossimo 4 aprile viene celebrata presso la Sala delle compere di palazzo San Giorgio, sede dall’Autorità di sistema portuale del mar ligure occidentale, che è anche l’azionista di controllo di Ente bacini.
Cento anni con lo sguardo rivolto al futuro, perché l’Adsp ha già stanziato 30 milioni per interventi nell’area delle riparazioni navali mentre la società si è fatta carico della progettazione e delle indagini preliminari, sostenendo costi per oltre 500mila euro. Eppure resta più di un’incertezza all’orizzonte. Perché ancora mancano i bandi per la progettazione esecutiva: il primo lotto era atteso per il secondo trimestre 2024 ma, a oggi, non c’è traccia della pubblicazione.
Scadenza imminente
Non solo. La concessione di Ente Bacini per la gestione dell’area di carenaggio sono in scadenza a fine 2025. E di fronte a un programma d’investimenti da oltre 30 milioni i vertici della società, Daniela Ameri (presidente) e Alessandro Terrile (ad), sottolineano la necessità di un rinnovo, almeno quadriennale, dell’affidamento concessorio. Ma dall’Adsp, ormai da tempo commissariata, per ora non sono arrivare proroghe. E neppure è stato delineato un nuovo Piano regolatore portuale, come auspicato dagli operatori del settore, che potrebbe prevedere un ampliamento degli spazi delle riparazioni navali, magari sposando il progetto, presentato da Confindustria Genova, di un’espansione verso mare, con un riempimento fra l’area occupata attualmente e la vecchia diga foranea, non appena sarà pronta la nuova.
Gli unici lavori al momento realmente previsti, che dovrebbero impegnare le aree dei bacini per tre anni e mezzo, sono stati concepiti in modo da non impedirne la normale attività. Si tratta, in primo luogo, della realizzazione di una nuova banchina tra i bacini 4 e 5, il cui cantiere avrà una durata di 12 mesi. Successivamente, si provvederà alla ristrutturazione dei bacini 4 e 5 (per quest’ultimo l’intervento è più complesso e la sua progettazione è ancora in corso). Parallelamente, è previsto l’avvio di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, necessari all’ammodernamento, in particolare, degli storici bacini 1 e 2 (entrati in operatività, rispettivamente, nel 1893 e del 1892), per i quali è previsto uno stanziamento annuo di 4,5 milioni per un triennio.
Progetti in stallo
Tutto, però, appare in stallo, dopo la bufera giudiziaria che ha portato all’arresto dell’ex presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, dell’imprenditore portuale Aldo Spinelli e dell’ex presidente dell’Adsp, Paolo Signorini, nonché al commissariamento dello scalo genovese. Le infrastrutture dell’Ente bacini, peraltro, fanno gola a diversi operatori privati; non a caso l’ente è controllato al 96,7% dall’Adsp ma vi partecipano, sia pure con piccole quote, Riparatori navali genovesi (2,17%), e Gin – Genova industrie navali (1,08%). Già in passato, peraltro, i privati hanno manifestato la propria disponibilità ad acquisire le concessioni di Ente Bacini.