Storie Web giovedì, Agosto 13

In una nota, Filcams Cgil denuncia le condizioni di lavoro dei dipendenti della grande distribuzione organizzata: il modello occupazionale della filiera è «fondato su contratti di 20 ore settimanali» e, secondo il sindacato, in quasi sei casi su dieci (il 57,8%) il part time sarebbe imposto e non scelto.

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In risposta a queste rivendicazioni, Confcommercio spiega che «il problema salariale sicuramente esiste e va affrontato, ma non può essere utilizzato per trasformare ogni forma di lavoro a tempo parziale nella categoria del lavoro povero».

Il part time involontario

Nel commercio, spiega Filcams, il lavoro a tempo parziale è diventato «uno strumento di impoverimento strutturale». Il sindacato afferma infatti che il 38,2% dei dipendenti lavora part time -849.120 su un totale di 2.221.670 – mentre la media generale dell’economia italiana si attesta al 27,4 per cento. Il fenomeno, prosegue la nota, è poi caratterizzato da un forte divario di genere, riguardando il 54,6% delle lavoratrici e solo il 22,9% dei lavoratori uomini.

Questo meccanismo «produce salari insufficienti, rende impossibile costruire un reddito adeguato e allo stesso tempo impedisce al lavoratore di cercare una seconda occupazione».

Le aperture festive

È proprio qui, prosegue Filcams, che entra in gioco il tema delle aperture festive e domenicali: per decine di migliaia di lavoratori l’estate significa «turni più intensi, ritmi di lavoro più pesanti e la rinuncia al diritto al riposo». Ipermercati e centri commerciali continuano a essere affollati anche nel periodo estivo, mentre il consumo «si regge sulle spalle di chi, l’estate, non riesce a viverla». Il segretario generale di Filcams Fabrizio Russo aggiunge che «non possiamo continuare ad accettare che il diritto allo svago e al tempo libero di milioni di persone venga garantito attraverso il sacrificio permanente di chi lavora nel commercio».

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