Lombardia regione di riserve di gas, ospita il maggior numero di concessioni di stoccaggio: 6 delle 15 nazionali, per 301 km quadrati, sono infatti qui a Bordolano, Brugherio, Cornegliano, Ripalta, Sergnano, Settala. Altre 5 ne ha l’Emilia-Romagna, per 388 kmq, seguono l’Abruzzo con 2 e Basilicata, Molise e Veneto con 1 ciascuna. Lo certifica l’ultimo Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse, pubblicato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e aggiornato al 28 febbraio 2026. Una fotografia a lento tasso di evoluzione, ma che per la Lombardia testimonia sia la storia dello sfruttamento geologico della regione, sia il suo fondamentale ruolo nello sviluppo della produzione di gas in Italia.
Inizia tutto nel comune di Cavenago D’Adda, in provincia di Lodi: qui Agip perfora il Caviaga 1 «il primo pozzo a gas in Italia», racconta Innocenzo Titone, presidente di Apve (Associazione pionieri e veterani Eni). «Il campo di Caviaga – continua – è un grande giacimento di gas naturale, il primo di notevoli dimensioni di tutta l’Europa Occidentale con riserve di 12 miliardi di metri cubi e pressione sufficiente per consentirne il trasporto su lunghe distanze. La prima scoperta a Caviaga risale al 1944, a 1.300 metri di profondità. Seguono altre scoperte a Ripalta Cremasca nel 1948, a Cortemaggiore nel 1949, tra Piacenza e Cremona, a Bordolano, sempre nel cremonese, nel 1951. Queste perforazioni consentono di partire con la distribuzione di gas alle industrie della pianura padana, motore per risollevare l’economia del Dopoguerra».
Le riserve di gas
L’epopea pionieristica del gas italiano, che successivamente si sposta verso l’Emilia-Romagna e il mare di Ravenna, lascia in Lombardia una predisposizione all’evoluzione della produzione: l’immagazzinamento delle riserve di gas. «Gli stoccaggi rappresentano il riutilizzo dei campi esauriti», spiega ancora Titone. «Molti vecchi giacimenti sono tuttora utilizzati per stoccare riserve di gas – aggiunge -. Non tutti sono adatti. La Lombardia ha giacimenti formati da arenaria, roccia porosa e permeabile che permette di ricevere e restituire gas al meglio oltre a garantire una vita maggiore al giacimento. Molti sono esausti e quindi disponibili. Anche grazie a questo, la Lombardia si è reinventata».
A guardare la mappa, si vede come molte concessioni di stoccaggio sono coincidenti o attigue ai territori legati a concessioni di coltivazione, soprattutto cessate. «La Lombardia riveste certamente un ruolo nella sicurezza energetica nazionale», osserva l’assessore all’Ambiente e Clima di Regione Lombardia Giorgio Maione a proposito degli stoccaggi di gas presenti sul territorio regionale. «Se pensiamo alle situazioni geopolitiche attuali certamente avere una certa capacità di stoccaggio può essere utile alle nostre imprese – sottolinea -. Questo anche grazie all’Intesa Stato-Regione, grazie alla quale gli impianti di stoccaggio gas sono stati implementati nel tempo con la messa in funzione di una rete di monitoraggio microsismico a garanzia del monitoraggio della sismicità locale e degli eventuali effetti dovuti alle attività di pompaggio ed erogazione gas nel tempo. Sono attivi siti di rilievo con una capacità complessiva di circa 9,7 miliardi di metri cubi di gas». La maggioranza delle riserve italiane, che hanno una capacità di stoccaggio di 18 miliardi di metri cubi (un sesto di quella europea) garantiti dai 13 siti attivi. In Lombardia ne sono presenti come detto 6: Settala, Brugherio, Sergnano, Ripalta, Bordolano in capo a Stogit, controllata Snam, e quello di Cornegliano di Ital Gas Storage.
La produzione
Sempre secondo i dati del ministero dell’Ambiente, in Italia sulla terraferma ci sono 83 concessioni di coltivazione, cioè di produzione, di idrocarburi e la Lombardia è quarta per numero assoluto di concessioni con 8 (alcune in condominio con le regioni confinanti): Cascina Castello, Casteggio, Caviaga, Mirandola (per cui è stata presentata istanza di rinuncia totale), Pontetidone, Settala, Vescovato, Villafortuna-Trecate. È dietro alle 33 dell’Emilia-Romagna, alle 14 delle Marche e alle 11 della Basilicata ed è quinta per superficie impegnata con 201 kmq, dietro a Basilicata (1.072 kmq), Emilia-Romagna (742 kmq), Marche (402 kmq), Toscana (308 kmq). Su 36 concessioni di coltivazione cessate in attesa di ripristino minerario dell’area in Italia, 9 sono in Lombardia (primato nazionale): Bagnolo Mella, Canonica, Cignone, Cortemaggiore, Gaggiano, Ovanengo, Pessano, San Gervasio, Soresina.











