In agosto correre alle due del pomeriggio in città è un’attività che il buon senso considera una richiesta d’aiuto. L’asfalto frigge, l’aria ha una sua fisicità calda e dopo due chilometri anche un lampione sembra offrire ombra.
Al polso avevo il Garmin Forerunner 170 Music. Nelle orecchie una playlist scaricata sull’orologio e trasmessa alle cuffie Bluetooth. Lo smartphone era rimasto a casa, felice e inutile. È questo il vero superpotere del modello Music: archivia brani e podcast dai principali servizi di streaming, abbonamento permettendo, e consente di correre senza telefono.
Nel caldo cocente la musica non abbassa la temperatura, ma almeno impedisce di ascoltare il proprio respiro che nel mio caso è in rantolo. L’orologio aggancia il GPS, mostra passo, distanza, frequenza cardiaca e zone di allenamento su uno schermo AMOLED da 1,2 pollici, luminoso e leggibile. Touchscreen quando si passeggia, cinque pulsanti quando si suda: una scelta saggia, perché le dita bagnate trasformano molti display in tavole ouija.
Il Forerunner 170 Music porta nella fascia media strumenti un tempo riservati ai modelli più costosi: Training Readiness, stato di allenamento, recupero, VO2 max, Garmin Coach, altimetro barometrico e Garmin Pay. Accurate e utili le metriche e conferma un’autonomia vicina alle promesse del produttore. Garmin dichiara fino a dieci giorni in modalità smartwatch.
Cosa ci ha convinto? È leggero, comodo, immediato durante la corsa. Il display è ottimo. La piattaforma Garmin Connect resta una centrale di controllo per chi ama trasformare ogni affanno in un grafico. La musica offline è una liberazione: niente telefono che balla in tasca, niente fascia da braccio, niente notifiche dell’amministratore di condominio. Diverse recensioni lo indicano come un buon modello anche per chi comincia e vuole crescere dal primo 5K alla maratona.
