Storie Web lunedì, Giugno 15

Giorgia Meloni arriva al G7 di Evian-les-Bains con un dossier politico più delicato degli altri: il ritorno al confronto con Donald Trump dopo le tensioni e gli attacchi arrivati dal presidente degli Stati Uniti negli ultimi mesi. Per la premier è il quarto vertice dei Grandi, ma anche il primo appuntamento utile per rivedere The Donald in un formato multilaterale.

Il nodo Trump e l’unità dell’Occidente

Prima della missione in Francia, Meloni consolida il rapporto con la premier del Giappone Sanae Takaichi, la nuova «amica» ricevuta nella cornice di Villa Pamphilij, a Roma. Poi il baricentro si sposta sulla sponda francese del lago Lemano, in una Evian blindata e quasi deserta. È qui che il formato ristretto dei leader delle sette economie più industrializzate mette subito sul tavolo i dossier più spinosi, prima dell’allargamento dei lavori agli invitati, a partire da Volodymyr Zelensky.

Il nodo politico più sensibile resta il rapporto con Trump. Il presidente americano arriva al vertice dopo avere celebrato gli 80 anni alla Casa Bianca, con gli auguri arrivati anche da altri leader, Zelensky compreso. Non risultano invece contatti diretti recenti tra Meloni e The Donald, almeno nelle cronache ufficiali. Nel summit può aprirsi uno spazio per un faccia a faccia, anche se un bilaterale vero e proprio non figura in agenda. Fonti italiane assicurano comunque che ci sarà modo di confrontarsi «con tutti».

La linea della premier resta ancorata a due punti: «l’unità dell’Occidente» e la difesa degli interessi nazionali, formula che Meloni ama ripetere. Le stesse fonti spiegano che la presidente del Consiglio non rinuncia a dire ciò che pensa «in modo chiaro e diretto» quando lo ritiene necessario, sempre con l’obiettivo di «difendere gli interessi nazionali».

Ucraina, Iran e Stretto di Hormuz

Al tavolo del G7, Meloni torna a chiedere risposte «efficaci» e una maggiore coerenza europea sui grandi dossier internazionali. Per la premier, moltiplicare i formati non significa necessariamente aumentare l’efficacia della risposta politica. Soprattutto sull’Ucraina, la Ue deve parlare «con una voce sola». In questo quadro può rientrare anche il rilancio della proposta di un mediatore europeo per Kiev, questione destinata ad arrivare anche al Consiglio europeo di Bruxelles.

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