Storie Web mercoledì, Luglio 29

I fondi che cambiano veste

Alle Regioni è indirizzata una compartecipazione Irpef da 5,828 miliardi che sostituiscono i 5,259 miliardi del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, i 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione Iva, i 110 milioni per l’erogazione gratuita dei libri di testo e i 34 milioni del fondo unico per il diritto allo studio.

L’Irpef destinata alle Province vale 1,802 miliardi nel 2027, e sale progressivamente fino ai 2,111 miliardi previsti dal 2030 per compensare l’addio all’addizionale sull’Rc Auto, che non viene cancellata ma statalizzata. Per i Comuni non sono previste compartecipazioni, e anzi i sindaci vedono con preoccupazione il tramonto dell’attuale fondo per il trasporto locale: che in parte consistente (2,6 miliardi nei calcoli Anci-Ifel) oggi passa dalle Regioni ma arriva ai municipi, e nel nuovo sistema perderebbe i vincoli di destinazione.

Nel tentativo di superare le perplessità locali, il testo atteso oggi in consiglio dei ministri prometterà una seconda puntata del cammino federalista. Per le Regioni partirebbe nel 2028, quando in base a un monitoraggio «potrà procedersi alla revisione delle aliquote di compartecipazione al fine di tenere conto della dinamicità del gettito dell’Irpef»; mentre dei Comuni dovrebbe occuparsi un «tavolo tecnico per la fiscalizzazione dei trasferimenti». È il massimo che si possa fare con la «polenta a disposizione»: ma ai commensali basta.

Come si vede, il tema è ad alta caratura tecnica. Ma al suo interno batte forte un cuore politico, caro soprattutto alla Lega che non ha voluto rinunciare alla bandiera federalista e ha fatto quindi tramontare l’idea, concepita alle Finanze, di stralciare le compartecipazioni per far approvare le altre novità sui tributi locali (illustrate negli altri articoli in pagina). La stessa esigenza ha influenzato la posizione delle Regioni.

L’anno scorso in sede tecnica avevano manifestato una contrarietà netta. Ieri, nella seduta politica dell’Unificata, si sono divise, con il parere favorevole delle amministrazioni di centrodestra che però non ha cambiato il risultato, perché all’intesa serve l’unanimità.

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