Un caso nel caso. L’alta tensione Italia-Usa si scarica anche nel dibattito politico interno. A far scoppiare la polemica a tra M5S e FdI è un post social del deputato pentastellato Marco Pellegrini, componente del Copasir. Post corredato da un selfie di Meloni e Trump su cui il partito della premier subito chiarisce per precisare che si tratta di un deep fake.
Il post della polemica
L’esponente del Movimento, sulla vicenda Meloni-Trump, scrive sui social: «Le realtà supera sempre la fantasia. Quando pensi che Giogggia abbia toccato il fondo, lei prende la pala, scava più a fondo e ti smentisce». Il post, in cui Pellegrini riporta tra l’altro le frasi del presidente americano sulla premier è corredato da un selfie di Meloni e Trump.
Bignami: dimissioni di Pellegrini da Copasir
«È evidente che Pellegrini non può sedere al Copasir, si dimetta almeno da quello» dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami, per il quale è «gravissimo utilizzare l’intelligenza artificiale per inventare selfie di Donald Trump e Giorgia Meloni al fine di alimentare una ignobile denigrazione e disinformazione».
FdI: deep fake è reato
«Con la consueta propensione al falso e alla menzogna, il Movimento 5 Stelle, per screditare il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, usa un “deep fake”, in cui il nostro capo del governo è raffigurato nell’atto di fare un selfie con il presidente Trump» spiega il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan che parla di «un vergognoso tentativo di ingannare la gente».
Malan prosegue: «Sembrava difficile superare in abiezione la frase delle ginocchiere, ma in pochi giorni ci sono riusciti. Sono sempre contro la verità, sempre contro l’Italia. Il codice penale, all’articolo 612-quater, introdotto dalla recente legge sull’intelligenza artificiale, punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque cagiona un danno ingiusto ad una persona, cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini alterate con l’intelligenza artificiale idonee a indurre in inganno. Si procede d’ufficio in alcune circostanze, tra cui quella in cui – come sarebbe in questo caso – il fatto avviene nei confronti di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate. Di certo si tratta di disinformazione su una controversia internazionale che sta indebolendo l’Occidente a vantaggio di competitor come Russia e Cina, che si inserisce in quella guerra ibrida che è tra le peggiori minacce alla sicurezza nazionale. È incredibile e molto grave che l’autore sia componente di un organo delicatissimo come il Copasir. Mi auguro che la magistratura accerti se il codice penale è stato violato e non faccia finta di nulla».
