Parte una nuova tranche di cassa integrazione straordinaria in Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva. Riguarderà per un anno, dall’1 marzo scorso a fine febbraio 2027, un numero massimo di 4.450 dipendenti nell’intero gruppo di cui 3.800 a Taranto. L’incontro del 22 aprile al ministero del Lavoro si è però chiuso con un mancato accordo tra azienda e sindacati, così come è accaduto l’ultima volta.
Integrazione economia alla Cigs assicurata sino a ottobre
Inoltre, l’integrazione economica alla cassa, che fa sì che gli ammortizzatori sociali coprano il 70% dello stipendio dei dipendenti di Acciaierie, per ora è garantita solo sino ad ottobre ma calcolando l’attuale utilizzo della stessa cassa. L’uso reale, infatti, al momento coinvolge nel gruppo circa 3.500 addetti. Un migliaio in meno rispetto al numero massimo. Se la quota di 3.500 cassintegrati rimarrà stabile, gli 11,4 milioni previsti per l’integrazione dal decreto numero 180 dello scorso 1 dicembre, convertito in legge il 22 gennaio, consentiranno di arrivare sino ad ottobre, lasciando scoperti solo i due mesi finali dell’anno e i due iniziali del prossimo. Se invece la quantità di cassintegrati dovesse eventualmente salire, la copertura finirà prima. Ma è un rischio che non si dovrebbe correre poiché, è stato detto al ministero del Lavoro, con la ripartenza dell’altoforno 4, attualmente fermo per lavori, salirà a due il numero degli altiforni attivi in fabbrica e questo porterà ad occupare più addetti.
Slitta la ripartenza dell’altoforno 4
A proposito dell’altoforno 4, che é stato fermato a fine febbraio, annunciato che la sua ripartenza non avverrà più a fine mese come inizialmente previsto, ma entro giugno. Nell’incontro al ministero, inoltre, annunciato pure che Acciaierie impugnerà entro questa settimana al Tar di Lecce l’ordinanza del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che, per ragioni ambientali, ha disposto lo stop della centrale termoelettrica del siderurgico entro 30 giorni. L’azienda chiede ora al Tar la sospensiva dell’ordinanza in via cautelare.
Il fatto che l’integrazione economica alla cassa, percepita anche dai dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria ma finanziata in altro modo, sia al momento parziale e che non ci sono ancora risposte dal Governo sul più complessivo tema ex Ilva, ha sollevato le critiche delle sigle sindacali metalmeccaniche.
Le reazioni dei sindacati
Per Biagio Prisciano della Fim Cisl, «le distanze al tavolo non erano avvicinabili. Quello che abbiamo chiesto la scorsa settimana, non ha trovato risposte. Tanti temi e punti che avevamo inserito nell’ultimo accordo sottoscritto, mancano ancora oggi. Non ci sono state proprio le condizioni di arrivare ad un accordo. Nel contempo però – aggiunge Prisciano – mettiamo in sicurezza i lavoratori con la cassa integrazione e con con l’anticipo da parte dell’azienda, e tamponiamo con una copertura l’integrazione della cassa. Quest’ultima verrà presa dalle risorse già stanziate dal decreto di dicembre 2025. É chiaro che queste risorse sono ad esaurimento e si pone, per l’ennesima volta, il tema delle risorse che é fondamentale. Questa copertura avrà infatti una durata sino ad ottobre 2026 ma poiché si parla di numeri massimi, 4.450 cassintegrati, tutto verrà sancito dall’erogazione della stessa cassa».
