Il governo manca l’ennesimo appuntamento con il salvataggio dell’ex Ilva. Anche la promessa di chiudere il sofferto processo di vendita degli asset entro aprile è rimasta disattesa, vista la difficoltà di arrivare a una conclusione convincente dei negoziati con uno dei due player internazionali che sono ufficialmente interessati: il fondo americano Flacks Group e gli indiani della Jindal international.
Le difficoltà con Flacks e Jindal
Non ci sono stati passi avanti decisivi nelle ultime settimane. Anzi le precarie (a dir poco) rassicurazioni finanziarie fornite da Flacks, che chiede addirittura allo Stato un vendor loan di 500 milioni, e le condizioni poste da Jindal, sia sul piano degli incentivi sia sulla revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale, hanno finito per complicare le valutazioni dei commissari straordinari e del ministero delle Imprese e del made in Italy. E tutto questo sta inducendo sempre di più la presidenza del Consiglio a preparare un piano B, una sorta di exit strategy nel caso entrambe le trattative naufragassero.
La pista italiana
Ecco quindi che negli ultimi giorni ha ripreso quota una vecchia opzione, di matrice italiana stavolta, ovvero l’entrata in gioco del gruppo Arvedi. Si tratta tuttavia di un’opzione che richiederebbe un’altra acrobazia sul piano procedurale. In sostanza, se i commissari straordinari dovessero appurare l’impossibilità di chiudere positivamente le discussioni in corso con Flacks e Jindal, l’attuale gara si concluderebbe senza aggiudicazione. E sarebbe formalmente necessario aprirne un’altra, per consentire a quel punto ad Arvedi di farsi ufficialmente avanti, con condizioni riviste a quel punto. E, probabilmente, con una compagine allargata. Negli ambienti industriali del settore si parla di una possibile alleanza con un partner industriale straniero e il principale indiziato sembra il gruppo Qatar Steel, che sarebbe stato sondato dal governo nel corso dell’ultima missione istituzionale nei Paesi del Golfo. Alla cordata potrebbe poi aggiungersi un fondo finanziario internazionale.
Il conto per lo Stato
Si vedrà. Per ora, insieme al numero di sondaggi, trattative più o meno concrete e ipotesi finanziarie solide o ardite che siano, ad aumentare è il conto per lo Stato da quando, 13 anni fa, si è chiusa l’era della famiglia Riva. Con la recente pubblicazione del decreto attuativo del ministero delle Imprese che ha sbloccato l’ultimo prestito, da 149 milioni di euro, il consuntivo – tra finanziamenti, contributi, cassa integrazione, compensi dei commissari e consulenze – ha rotto il muro dei 3,6 miliardi.
