
A dieci mesi dall’incendio ad una delle tubiere, resta sotto sequestro senza facoltà d’uso l’altoforno 1 nell’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Il gip del Tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, con un’ordinanza di 14 pagine depositata il 12 febbraio ha infatti rigettato l’istanza di dissequestro presentata dall’avvocato Angelo Loreto per conto di Acciaierie, istanza discussa nell’udienza del 9 febbraio. Per la terza volta la Magistratura nega il dissequestro dell’altoforno 1. La prima volta è stata la scorsa estate, la seconda poco prima di Natale e la terza il 12 febbraio. Nei primi due casi il no è arrivato dalla Procura, nel terzo, invece, dal giudice delle indagini preliminari.
Le motivazioni
Il gip Robertiello, riferendosi al mantenimento del sequestro e alle necessità investigative, scrive che «la permanenza del vincolo reale risulta giustificata dall’impossibilità di conseguire il medesimo risultato probatorio mediante strumenti meno afflittivi». Secondo il magistrato, «il sequestro» costituisce «l’unico mezzo idoneo a preservare l’integrità della fonte di prova». Non è, pertanto, praticabile l’ipotesi di svolgere gli accertamenti residui in assenza del sequestro, poiché la restituzione del bene comporterebbe interventi incompatibili con le esigenze investigative, rendendo definitivamente impossibile la prosecuzione delle indagini.
«Il mantenimento del sequestro risponde, dunque, ai criteri di necessità, adeguatezza, proporzionalità e residualità, non rivestendo nel caso di specie alcuna natura sanzionatoria, né anticipatoria, ma esclusivamente conservativa e strumentale all’esercizio della funzione giurisdizionale – scrive il gip nel suo provvedimento -. Ne consegue che, allo stato degli atti, il vincolo conserva piena ed attuale funzionalità probatoria, risultando ancora strettamente strumentale all’acquisizione di elementi decisivi per la ricostruzione della dinamica causale dell’evento del 7 maggio 2025 e per la valutazione delle eventuali responsabilità».
Le tesi di azienda e del gip
L’altoforno 1 fu sequestrato nella notte tra il 7 e l’8 maggio scorsi. Era stato riattivato ad ottobre del 2024. Lunedì scorso, in udienza, il pm Mariano Buccoliero ha sostenuto che il mantenimento del sequestro è finalizzato a ulteriori accertamenti sull’impianto chiesti dai consulenti della Procura. A sua volta, il legale dell’azienda ha osservato che i nuovi accertamenti erano già stati prefigurati a luglio, ma allora furono scartati poiché ritenuti non necessari dagli stessi consulenti della Procura.
I nuovi accertamenti, ha argomentato in udienza il legale di AdI, si potevano fare mesi addietro, invece effettuarli ora non solo mantiene il sequestro probatorio, ma contrasta con gli orientamenti della Corte di Cassazione, per la quale questa tipologia di sequestro deve avere tempi i più stretti possibile. Sul punto il gip, dopo aver osservato che «l’istanza di dissequestro non è fondata e deve, pertanto, essere rigettata», rileva che «secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il sequestro probatorio deve essere mantenuto ogniqualvolta il bene sottoposto a vincolo conservi una concreta, attuale e non meramente potenziale attitudine a fungere da fonte di prova». Per il gip, è «sufficiente che residuino accertamenti non marginali la cui esecuzione richieda la conservazione materiale del bene nello stato in cui esso si trova». E quindi, osserva il gip, «la verifica della persistenza delle esigenze probatorie non può essere condotta in termini astratti o meramente formali, ma deve essere ancorata alla concreta evoluzione dell’indagine, alla natura degli accertamenti ancora da svolgere e al grado di complessità tecnica del contesto oggetto di accertamento».












