
«Il no al forno elettrico all’ex Ilva di Cornigliano lo dice il mercato. Nessuno vuol fare un investimento di quel tipo». A sottolinearlo è il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, che aggiunge: «Gli investimenti sui forni elettrici, in Italia, sono già stati fatti e non c’è necessità di farne altri. Soprattutto, non ce n’è bisogno in un’area così pregiata. Se, poi, si volesse realizzare un nuovo forno elettrico, possiamo pensare a Novi o a Taranto ma su Genova non ha proprio senso».
Il leader degli imprenditori della Lanterna illustra le ragioni del «no» dell’associazione all’impianto elettrico, reso pubblico nel position paper sull’acciaieria, redatto insieme a Confindustria Alessandria. «Facendo una valutazione di impatto industriale, cioè quanto costa il materiale che arriva e quanto costa l’energia, il prodotto che esce – afferma Ferrari – è effettivamente vendibile sul mercato? Se non si fanno valutazioni industriali è inutile parlare di forno elettrico o no. E, da quello che ho percepito, confrontandomi anche con Federacciai, c’è più di qualche perplessità».
«Parte delle aree siano restituite al mondo imprenditoriale»
Per quanto riguarda le aree di Cornigliano dell’acciaieria, Confindustria Genova ha chiesto che siano restituite, al mondo imprenditoriale, quelle che ormai da anni sono inutilizzate, ferme restando attuali lavorazioni, come la linea di decatreno, il decapaggio e le linee di zincatura. Mentre a Novi Ligure, oltre alle attività attuali, potrebbero andare nuovi impianti come quello di produzione di banda stagnata e di lamierino magnetico o, appunto il forno elettrico. «Vorrei che fosse mantenuto e sviluppato quello che c’è oggi sulla siderurgia – chiarisce Ferrari – ma, obiettivamente, sono 25 anni che abbiamo un milione di metri quadrati di aree occupate a Cornigliano, su cui lavorano 974 persone: poche, per spazi così grandi. Se teniamo 300mila metri quadrati per la siderurgia, ne avremo 600mila da utilizzare per nuove iniziative industriali».
D’altro canto, aggiunge, ci sono già imprenditori che vorrebbero quegli spazi: «C’è interesse non solo da parte dei nostri associati ma anche da fuori». I sindacati, da parte loro, hanno duramente avversato e criticato questa ipotesi di sviluppo. Ma Ferrari non si tira indietro e rilancia il dialogo: «Se ci confrontiamo, sono convinto che piacerà anche ai sindacati. Sto parlando di mantenimento dell’occupazione nell’acciaio, ampliamento dei lavoratori siderurgici tra Genova e Alessandria, e aumento di occupati su altri settori industriali, in quelle aree».









