Ammortizzatori sociali e reindustrializzazione dell’area di Taranto. Il governo, nel frangente più drammatico della gestione della crisi ex Ilva, prova a giocare queste carte per abbassare la tensione sociale proprio mentre si avvicina la fase pre-elettorale della legislatura. E nel frattempo, per tentare di salvare gli altiforni fino alla futura riconversione con forni elettrici, nel decreto legge approvato dal consiglio dei ministri entra anche una norma per il mantenimento in riscaldo degli impianti dell’area a caldo fino alla pubblicazione della motivazione della pronuncia della Corte di Cassazione, comunque non entro il 15 dicembre. La misura, in particolare, riguarderà le batterie di coke 7, 8, 9 e 12 e i cowper degli altiforni 1, 2 e 4, attualmente in riscaldo.
Le misure predisposte dal ministero del Lavoro hanno un onere complessivo salito a circa 138 milioni. Prevedono il rifinanziamento dell’integrazione del trattamento di Cassa integrazione straordinaria per i lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia (AdI) per il periodo 1° ottobre 2026-30 giugno 2027. La relazione tecnica indica una platea che potenzialmente potrà essere estesa praticamente a tutto il gruppo: «9.200 lavoratori in cassa integrazione a zero ore per l’intero periodo». Contestualmente i lavoratori saranno inseriti nel sistema delle politiche attive del lavoro con iscrizione nella piattaforma Siisl. Si perde il diritto all’integrazione se si rifiuta, senza giustificato motivo, di essere avviati a un corso di formazione o di riqualificazione professionale oppure se si rifiuta una nuova offerta di lavoro con retribuzione non inferiore del 20% a quella riconosciuta da AdI. I lavoratori potranno essere impiegati anche in attività di pubblica utilità.
Viene prevista poi la cassa integrazione in deroga per 4.200 lavoratori dell’indotto, sempre per il periodo che va da 1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027. Saranno considerate le imprese che hanno realizzato con AdI oltre il 50% del fatturato complessivo nel biennio precedente al 1° settembre 2026.
L’altra parte del pacchetto di emergenza riguarda la possibilità di reinserimento. Scatta l’esonero contributivo totale per i datori di lavoro che, dal 1° novembre 2026 al 31 dicembre 2027, assumono a tempo indeterminato lavoratori dipendenti di AdI e e Ilva in As, nel limite massimo di 8mila euro annui per ciascun lavoratore (ci saranno una clausola di addizionalità e un vincolo di mantenimento dell’occupato per almeno quattro anni). Nelle misure predisposte dal ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) rientra poi l’erogazione dell’ultima tranche del prestito autorizzato dalla Commissione Ue – per 40,5 milioni -. Il Mimit coordinerà le manifestazioni di interesse relative a investimenti superiori a 10 milioni di nelle aree industriali ex Ilva e nelle aree demaniali attigue, con un Piano degli investimenti corredato dalla nomina di un commissario straordinario. I progetti compresi in questo Piano avranno priorità nell’accesso ai contratti di sviluppo. Al Teconopolo di Taranto andrà 1 milione di euro annuo per le attività di ricerca. Sarà infine istituito il distretto industriale “Brindisi-Taranto” per l’accelerazione delle tecnologie a zero emissioni nette.
Prosegue lo sciopero
Nel frattempo, a Taranto, prosegue a oltranza lo sciopero cominciato lunedì. Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno deciso di aggiungere altre 48 ore di sciopero, ieri e oggi, in tutti gli altri siti dell’ex Ilva che invece erano rimasti fermi alle 24 ore iniziali. L’estensione della protesta viene motivata con le «mancate risposte del Governo». Le sigle giudicano riduttivo il nuovo Dl imperniato soprattutto sulla continuità della cassa integrazione che – commenta Davide Sperti, leader Uilm – «diventa non più uno strumento transitorio ma un obiettivo». A Taranto la protesta è proseguita anche la notte, con lavoratori e delegati sindacali che si sono avvicendati in turni sotto le tende piazzate nelle strade per continuare a tenere bloccate le statali per Bari e per Reggio Calabria insieme alla raffineria Eni, con problemi per l’uscita delle autocisterne di carburante e conseguenti impatti anche sull’operatività di Aeroporti di Puglia.











