Storie Web mercoledì, Aprile 29

Per qualche minuto il mondo guarda lo stesso palco. Una fiamma che si accende, una coreografia che attraversa lo stadio, un racconto collettivo che si materializza tra luci, musica e corpi in movimento. È il momento in cui un Paese, o un brand, decide come mostrarsi al pianeta. Ma dietro quell’istante perfetto non c’è la magia. C’è un’industria. «Non è intrattenimento soft», dice Antonio Abete, ceo di Filmmaster. «È un settore industriale complesso, che richiede competenze, tecnologia e capacità finanziarie».

Le grandi cerimonie – Olimpiadi, Expo, finali sportive internazionali – non sono spettacoli improvvisati: sono progetti giganteschi, dove centinaia di professionisti lavorano per mesi, talvolta anni, per raccontare in un unico evento una storia che parli al mondo intero.

Filmmaster è un’azienda italiana che è diventata un big nel settore dei grandi eventi. E che ha trasformato questa arte in una competenza industriale. «Essere un’impresa italiana rappresenta senz’altro un vantaggio, soprattutto in un mercato globale, per la nostra capacità di unire senso estetico e rigore progettuale». Oggi il gruppo ha sette sedi nel mondo e circa 180 dipendenti stabili. Nei momenti di massima attività – per esempio durante le Olimpiadi – la squadra può arrivare a più di 500 persone.

Medio Oriente, Europa, nuove traiettorie in Asia e India: la mappa delle opportunità va allargandosi, insieme alle dimensioni operative di un gruppo che ha chiuso il 2025 con ricavi per 106 milioni e un Ebitda di 8,5 milioni, sostanzialmente in linea con i 100 milioni di ricavi e gli 8,2 milioni di Ebitda del 2024. Un percorso, quello di Filmmaster, che ha portato l’azienda a trasformarsi da casa di produzione pubblicitaria in piattaforma di live entertainment e grandi cerimonie, con presenza operativa distribuita tra Milano, Roma, Londra e Medio Oriente (Dubai, Riyadh e Dammam). Alle spalle ci sono 50 anni di attività che dall’advertising si è spostata, quindi, con decisione su grandi eventi e cerimonie, che valgono il 95% del fatturato di questa società che è al 100% di Ien, Italian Entertainment Network, in cui la famiglia Abete rappresenta il socio di maggioranza relativa.

In questo quadro, un dato è significativo: circa l’80% del lavoro si svolge fuori dall’Italia. «L’internazionalizzazione non è una strategia accessoria, ma è la condizione per esistere in questo mercato».

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