Storie Web martedì, Maggio 19

Era il 5 maggio scorso quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è stata allertata su dei misteriosi decessi a Mongbwalu, nella Repubblica Democratica del Congo. Dopo pochi giorni, in ben otto campioni, è stata confermata la presenza di una variante rara del Ebola. Si tratta del Bundibugyo, un virus per cui non c’è vaccino e neppure una terapia specifica.

La conferma del focolaio è poi giunta dal ministero della Salute dell’Uganda dopo il decesso di un uomo congolese sul proprio territorio. A seguito dell’aumento vertiginoso dei casi, l’Oms ha quindi stabilito che la malattia costituisce un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, dichiarando quindi lo stato di emergenza a livello globale, ma non significa che darà necessariamente seguito ad una pandemia. L’ultimo bollettino dell’Oms indica 30 casi confermati, ma sono 500 quelli sospetti con 131 possibili morti.

Tutto quello che sappiamo sul Bundibugyo

Nonostante il nome di questo virus possa risultare una novità, in passato ci sono state altre due epidemie e sempre negli stessi posti: la prima in Uganda e la successiva nella Repubblica Democratica del Congo, rispettivamente nel 2007 e nel 2012, con un tasso di mortalità tra il 30% al 50%. Per quanto riguarda il periodo di incubazione, varia da 2 a 21 giorni. Chi ha contratto il virus, inoltre, risulta contagioso solo dopo la comparsa dei primi sintomi.

Quelli più comuni sono febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Nei casi peggiori, i pazienti possono riscontrare anche disturbi gastrointestinali, disfunzioni d’organo e manifestazioni emorragiche. Una diagnosi tempestiva può salvare il contagiato da un peggioramento della malattia, ma i primi sintomi possono essere scambiati spesso per una comune influenza e il ritardo della diagnosi, in questi casi, può essere fatale.

Come si trasmette il virus

Il Bundibugyo è una variante grave e spesso fatale dell’Ebola ed è probabile che derivi dai pipistrelli della frutta. Il virus può passare dall’animale all’uomo solo attraverso un contatto ravvicinato con il sangue o le secrezioni e si diffonde da persona a persona nel medesimo modo. La trasmissione si amplifica negli ambienti sanitari quando le misure di prevenzione e controllo delle infezioni risultano essere inadeguate. Lo stesso succede quando, durante la sepoltura della persona contagiata, si viene a contatto col defunto.

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