Storie Web mercoledì, Settembre 23

Da 78 milioni a poco più di 38. Il ministero dell’Ambiente riduce i fondi destinati agli investimenti nell’eolico offshore per i porti e della riduzione ne fanno le spese i due scali individuati come hub nazionali per questo tipo di attività: Taranto e Augusta. Il primo passa da 28 milioni e 500mila euro a 13 milioni e 940mila, mentre il secondo da 49 milioni e 800mila a 24 milioni e 359mila.

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Il taglio è stato comunicato nelle scorse alle Autorità portuali del Mare Ionio e del Mare di Sicilia Orientale e all’ufficio di gabinetto del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, dalla Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi (Dipartimento energia) con una nota del direttore generale Marilena Barbaro.

Il Mase: subiti tagli lineari su capitoli spesa

“In seguito a tagli lineari subiti sui capitoli di spesa di questo ministero”, scrive Barbaro, si é “dovuto procedere ad una rimodulazione a ribasso rispetto alle risorse inizialmente disponibili per gli interventi infrastrutturali per lo sviluppo della filiera offshore, consistenti in oltre 78 milioni di euro”. E ora, aggiunge Barbaro, “al fine di impegnare tale risorse residue in breve tempo”, le Autorità portuali del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale sono invitate “a far pervenire entro breve termine la loro adesione rispetto alla rimodulazione delle risorse, fornendo i dati circa le opere infrastrutturali, già oggetto della candidatura, che le Autorità ritengono di poter finanziare con le risorse indicate e che siano comunque funzionali agli obiettivi della normativa”. Resta ora da vedere se quello comunicato dal Mase é un taglio momentaneo e se successivamente potranno arrivare altre risorse a compensazione.

Le aspettative di Taranto per il post ex Ilva

Sulla possibilità di investire nell’eolico offshore, creando attività di impresa, una filiera e nuova occupazione, Taranto, in particolare, aveva puntato molto, specie con la crisi dell’ex Ilva che ha trascinato con se anche il porto. L’eolico offshore era infatti visto come nuova prospettiva per dare “ossigeno” proprio al porto, andato sensibilmente giù nei traffici in conseguenza della minore produzione del siderurgico e del mancato decollo del terminal container gestito dal gruppo turco Yilport.

Adesso questo possibile scenario rischia di venire meno o, quantomeno, di essere molto ridimensionato, impattando anche i progetti che diverse società avevano immaginato su Taranto. Da Renexia a Vestas per finire a Nadara, la società che intende costruire nel Mar Adriatico due grandi parchi eolici (Salento e Brindisi) e che ha manifestato l’intenzione di avvalersi dell’infrastruttura di Taranto.

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