Sorgerà un parco fotovoltaico della potenza di 20 megawatt al posto del deposito di carburanti Eni di Calenzano (Firenze), teatro dell’esplosione che nel dicembre 2024 uccise cinque persone, ne ferì una trentina e danneggiò edifici e impianti sportivi della zona. La firma sul protocollo d’intesa che contiene gli impegni della multinazionale dell’energia è stata messa il 6 agosto da Giuseppe Ricci, direttore Trasformazione Industriale di Eni, e da Umberto Carrara, amministratore delegato della società Eni Industrial Evolution (entrambi hanno firmato a distanza) e, in presenza a Firenze nella sede della Regione Toscana, dal presidente Eugenio Giani e dal sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani. La firma segue l’accordo già annunciato otto mesi fa, dopo le polemiche seguite all’incidente e la richiesta delle istituzioni di cessare l’attività legata ai combustibili.
Il dissequestro dell’area da parte della Procura di Prato, nell’ottobre scorso, ha consentito ad Eni di svuotare i serbatoi che contenevano 40mila tonnellate di carburanti e di avviare il piano di caratterizzazione (che serve a rilevare l’inquinamento del terreno, del sottosuolo e delle acque sotterranee) e la messa in sicurezza dei 170mila metri quadrati, in vista dello smantellamento e delle bonifiche. I tempi per la riconversione saranno lunghi (almeno quattro anni). L’investimento di Eni è stimato in almeno 50 milioni di euro.
Il gruppo s’impegna a cedere al Comune il 5% del valore dell’energia elettrica prodotta dal parco fotovoltaico per 30 anni (la durata dell’impianto) e a realizzare anche un ulteriore piccolo impianto fotovoltaico da 1 megawatt, con sistema di accumulo sempre da 1 MW, che sarà ceduto al Comune di Calenzano per alimentare l’area sportiva. Inoltre, il gruppo energetico verserà, «come contributo al territorio», 6,5 milioni di euro che saranno usati per ripristinare gli impianti sportivi danneggiati dall’esplosione e per realizzare una nuova piscina olimpionica e un nuovo palazzetto dello sport. Il Comune di Calenzano, da parte sua, prevede di acquistare da Eni un’area oggi dismessa (in via delle Prata) per sviluppare un insediamento di attività produttive e artigianali.
«Questo progetto, che purtroppo nasce da una disgrazia, è un esempio di grande collaborazione tra istituzioni e impresa – hanno detto Ricci e Carrara – e deve diventare un modello di riconversione industriale come è stato anche quello della raffineria Eni di Livorno». Il presidente Giani ha riconosciuto a Eni di essersi impegnata molto sul fronte della sicurezza e di aver ascoltato le esigenze del territorio: quando il deposito di carburanti nacque, nel 1956, non c’era ancora né la vicina autostrada del Sole, l’A1, né le case e fabbriche che sono poi sorte tutt’intorno, e le condizioni erano dunque molto diverse dalle attuali. Soddisfatto anche il sindaco Carovani, che ha sottolineato: non dimentichiamo la tragedia.
