
«Siamo preoccupati perché assistiamo a una sorta di degrado del sistema industriale italiano e siamo preoccupati per il calo continuo della produzione connesso alla riduzione dei consumi energetici. Avevamo chiesto un intervento deciso del governo dal punto di vista energetico, ma non vediamo né il senso di urgenza né il coraggio di affrontare una manovra strutturale». Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energia, va dritto al punto nel sollecitare una risposta dell’esecutivo che tarda ad arrivare. «È evidente – spiega – che, a prescindere dal numero di decreti da adottare, un intervento sull’energia non è più rinviabile. Già a maggio, in occasione dell’assemblea di Confindustria, la premier Giorgia Meloni aveva promesso un’azione molto forte sul tema energetico, ma ciò non è ancora avvenuto».
Nel frattempo, però, gli altri Paesi non sono rimasti fermi.
Assolutamente no. La Germania ha annunciato un piano massiccio per fissare un prezzo politico dell’elettricità a 50 euro per MWh: è una misura di politica industriale che, da sola, vale tra i 3 e i 5 miliardi e che l’esecutivo si è già fatto approvare da Bruxelles. A questo si aggiungono 26 miliardi di interventi sulle bollette nel solo 2026 grazie all’utilizzo della leva fiscale, senza contare le compensazioni Ets, pari a 2,5 miliardi di euro, che valgono 40-50 euro per MWh, mentre in Italia i rimborsi sono stati di circa 5 euro per MWh. Sono misure che alterano il mercato unico e distorcono la competizione.
Anche la Francia e la Spagna hanno varato manovre simili?
La Francia ha puntato su un mix di generazione diverso fissando un prezzo medio a 70 euro per MWh con restituzione del 50% dei sovraprofitti sopra 80 euro per MWh e del 90% sopra i 110 euro per MWh. È un sistema che stabilizza in maniera consistente i costi energetici per imprese e cittadini qualora dovessero rimbalzare. E anche la Spagna sta cominciando a diventare un competitor industriale oggettivamente significativo, come ha ricordato di recente il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, che ha evidenziato come il costo dell’energia in Spagna sia la metà di quello italiano con il risultato di scoraggiare gli investimenti nel nostro Paese. E questo sta spingendo settori non energivori, come l’automotive e le telecomunicazioni, ad accusare fortemente il peso di questa variabile.









