La fattura energetica in Italia salirà a 57,7 miliardi di euro nel 2026, 9 miliardi in più del valore raggiunto nel 2025. È la stima formulata dall’Unem (l’Unione energie per la mobilità) nel corso dell’assemblea annuale, mentre per quella petrolifera l’asticella è pari a circa 24 miliardi di euro, 4,5 miliardi di euro in più dell’anno prima con l’ipotesi di quotazioni medie di 90 dollari al barile in media annua.
Domanda di energia in crescita
A illustrare la puntuale fotografia è il presidente dell’associazione Gianni Murano che, nel corso del suo intervento, ha posto l’accento sulla crescita della domanda di energia che proseguirà anche nei prossimi decenni. «Le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) – ha spiegato il numero uno dell’Unem – indicano che, nel 2050, la domanda totale di energia sarà superiore del 38% rispetto al 2010. E che, a quella data, petrolio e gas rappresenteranno ancora il 45% del mix energetico complessivo rispetto al 50% attuale. In particolare – precisa ancora Murano – il petrolio si manterrà su livelli simili a quelli attuali (intorno ai 100 milioni di barili al giorno)». Quanto alle rinnovabili, si mostrano, ha detto il presidente dell’Unem «addizionali alle fonti energetiche tradizionali, non le sostituiscono automaticamente».
Gli effetti del blocco dello stretto di Hormuz
Murano si è poi soffermato sugli effetti del blocco dello stretto di Hormuz per rimarcare che, nel giro di poche settimane, «sono venuti a mancare volumi significativi: si tratta di circa 16 milioni di barili al giorno di petrolio e di 3,8 milioni di prodotti raffinati, pari rispettivamente al 35% e al 20% dei flussi globali di petrolio e prodotti finiti commercializzati via mare». A risentirne maggiormente è stata l’Asia (che riceveva oltre l’80%), mentre in Europa arrivava circa il 6 per cento.
La chiusura delle raffinerie in Europa
Sull’Europa il quadro è in chiaroscuro. Murano pone soprattutto l’accento sulle scelte di deindustrializzazione perseguite dal Vecchio Continente che ha tagliato del 20% dal 2009 la sua capacità di raffinazione con la chiusura di 30 dei 100 impianti presenti sul suo territorio. E questo, spiega, «si è tradotto in una dipendenza maggiore dall’importazione di prodotti raffinati, come ad esempio in Germania, Francia e Regno Unito che infatti risultano deficitari. In altri, come l’Italia, la situazione è rimasta più equilibrata, ma comunque inserita in un contesto complessivo che resta fragile».
Il quadro italiano
Venendo al nostro Paese, il sistema ha dimostrato una buona tenuta e una capacità di adattamento significativa: la domanda italiana di energia nel 2025 si è attestata a poco meno di 140 milioni di Tep, in calo dell’1,6% rispetto l 2024. Con il gas che ha registrato il livello più alto degli ultimi tre anni (63,4 miliardi di metri cubi, +2%(, tornando a essere la prima fonte di energia con un peso di circa il 37 per cento. Mentre è proseguito il ridimensionamento dei combustibioi fossili (-14%). E, sul fronte degli approvvigionamenti, il Paese ha ampliato il numero dei Paesi fornitori e delle varietà di greggio importate con la Libia che resta il primo paese a rifornirci (con un peso del 27%).













