Storie Web martedì, Luglio 21

Sulla vertenza Electrolux, cominciata nei mesi scorsi con l’annuncio di 1.700 esuberi, la chiusura di diverse linee produttive e di uno stabilimento, servirà una nuova pausa. Però, come emerso al Mimit, nel corso dell’incontro con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso gli incontri tecnici delle scorse settimane tra azienda e sindacati hanno consentito di fare molti passi avanti. Non abbastanza per arrivare a una soluzione condivisa della vertenza, ma certamente utili per incanalarla sulla strada del dialogo tra le parti. Dopo l’incontro con i sindacati e le istituzioni al Mimit è stato deciso di riprendere il negoziato in settembre, con una nuova serie di incontri tecnici “sui singoli aspetti della vertenza”, per arrivare al tavolo in plenaria a ottobre. Le prime date in agenda il 3 e il 4 settembre.

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L’ultimo incontro è servito per sgomberare alcune questioni dal tavolo che non possono essere indicate all’origine della decisione della multinazionale. Il ministro Urso ha spiegato che «il confronto tecnico svolto in questi giorni tra l’azienda e le organizzazioni sindacali ha già chiarito che il costo dell’energia, pur meritevole di attenzione, ha un’incidenza limitata e non può essere indicato come la causa determinante della crisi. Serve dunque un vero progetto industriale, fondato sulla salvaguardia degli stabilimenti, dell’occupazione e dei volumi produttivi, ma anche su un percorso concreto di miglioramento dell’efficienza e della competitività».

Certamente il Governo è disposto ad «accompagnare questo processo di transizione verso una soluzione condivisa, come abbiamo fatto in altri casi, mettendo in campo tutti gli strumenti nazionali disponibili: dalla tutela dei lavoratori, attraverso gli ammortizzatori sociali, al sostegno dei volumi produttivi e strumenti di incentivo agli investimenti, come gli Accordi per l’innovazione». Però questa disponibilità del Governo ci sarà a patto di trovare sul tavolo ministeriale, in settembre un piano diverso. «Ogni intervento pubblico – ha precisato Urso – dovrà inserirsi in un piano serio e verificabile, con impegni chiari da parte dell’azienda e dei sindacati, sulla produzione, sull’occupazione e sul futuro degli stabilimenti italiani. Anche in questa vertenza il Governo farà la propria parte, a condizione che ciascuno si assuma fino in fondo le proprie responsabilità».

La vertenza Electrolux si inserisce in un contesto di profonda crisi del settore dell’elettrodomestico in Europa. Negli ultimi sei anni, come emerso ieri al Mimit, sono già stati chiusi 25 stabilimenti dell’elettrodomestico in Europa. Quindi «bisogna agire subito o rischiamo il collasso industriale. Per questo abbiamo promosso e presentato un non-paper sul settore, che ha ottenuto il sostegno di Francia, Germania e Polonia, all’attenzione del vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, al quale avevo già sollecitato un intervento tempestivo negli incontri che ho avuto con lui in questi mesi», ha detto Urso. Il documento propone il riconoscimento dell’industria europea dell’elettrodomestico come settore strategico, un piano europeo dedicato al comparto e strumenti per sostenere gli investimenti, la domanda e la capacità produttiva. «Illustrerò il documento al prossimo Consiglio Competitività, previsto a Bruxelles alla fine di settembre, affinché diventi la base della discussione europea e l’Unione intervenga al più presto – ha detto Urso – a tutela della produzione, degli investimenti e dell’occupazione, modificando un quadro regolatorio che oggi penalizza le nostre imprese e favorisce la concorrenza asiatica, spesso sleale».

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