Storie Web mercoledì, Febbraio 18
Ecco Lyria 3: Google con Gemini porta la musica generativa negli smartphone

Dietro le quinte c’è un modello multimodale. Non lavora solo sul testo. Può partire da immagini, documenti, slide. Carichi le foto del cane nei boschi e ottieni una ballata indie. Inserisci una presentazione aziendale e diventa un jingle motivazionale. È la logica dei large language model applicata all’audio: token che non sono solo parole ma note, timbri, ritmi. Se i chatbot prevedono la parola successiva, Lyria prevede la nota giusta.

Il target non sono solo i curiosi. Sono i creator. Lyria 3 arriva anche su Dream Track di YouTube e si estende ai creator fuori dagli Stati Uniti . In un ecosistema dove ogni giorno vengono caricati milioni di Shorts, la colonna sonora è identità. Una traccia personalizzata vale più di una musica stock. È branding sonoro istantaneo.

Resta il nodo copyright. Tutte le tracce generate nell’app Gemini incorporano SynthID, la filigrana digitale invisibile di Google . Serve a identificare i contenuti creati dall’AI. Si può anche caricare un file audio e chiedere a Gemini se è stato prodotto con Google AI . È la cintura di sicurezza dell’AI musicale. Non elimina il traffico, ma mette i fari.

Google promette attenzione ai diritti e filtri per evitare imitazioni dirette di artisti esistenti . Se citi un nome famoso, il sistema lo interpreta come ispirazione ampia, non come copia. La linea, però, è sottile. E il mercato della musica, oltre 30 miliardi di dollari l’anno a livello globale, non è un garage per esperimenti.

Lyria 3 non sostituisce i musicisti. Cambia l’accesso. Come Instagram ha fatto con la fotografia. Come i chatbot con la scrittura. La vera domanda non è se l’AI scriverà una hit. È quante micro-canzoni personalizzate ascolteremo ogni giorno.

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