Storie Web domenica, Gennaio 18
Ecco il Golden Dome di Trump, l’enorme scudo spaziale antimissile per proteggere l’America

Ne aveva già parlato durante il vertice della Nato a L’Aja, lo scorso giugno. Ieri, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ne ha invece ufficializzato il varo: si chiama “Golden Dome Shield” ed è un importante progetto legato alla Difesa americana, al di là delle mire espansionistiche del tycoon sulla Groenlandia (Trump ha detto a più riprese “We need Greenland”, “Abbiamo bisogno della Groenlandia” – anche per la nostra difesa). Il presidente americano ha infatti collegato la sua intenzione di annettere la Groenlandia allo sviluppo del Dome, ma la necessità di avere l’isola per garantirne il funzionamento è stata messa in dubbio dagli analisti.

 

Perché il Golden Dome è collegato alle mire sulla Groenlandia

Dato che la rotta di volo più breve, per i missili russi o cinesi diretti verso il Nord America, passa sopra Groenlandia e Artico, l’isola è l’area ideale per intercettarli. Tanti sono però i dubbi sulla necessità che la Groenlandia sia inclusa: oltre a una possibile violazione dell’utilizzo pacifico dello spazio extra-atmosferico, sancito dal relativo Trattato, anche i modi americani lasciano perplessi. Un accordo del 1951 con la Danimarca dà agli Usa ampio accesso all’isola, dove non a caso c’è già la base spaziale di Pituffik. Se il Pentagono voleva installare nuovi intercettori, sarebbe bastato chiedere ai danesi.

 

Come dovrebbe funzionare il Golden Dome

Il Golden Dome è uno scudo missilistico che sfrutta una tecnologia spaziale, sviluppata specificatamente per intercettare e annientare minacce provenienti da vettori balistici o nucleari. Come scritto da Reuters, il programma di Difesa che Trump vuole realizzare è notevolmente oneroso e impegnativo: è stato stimato un budget di circa 175 miliardi di dollari. L’Ufficio di bilancio del Congresso ritiene tuttavia che le risorse necessarie dovrebbero essere ben più alte, anche fino a 831 miliardi di dollari in vent’anni.

Centinaia di satelliti in orbita neutralizzerebbero missili che puntano al suolo americano, efficacia al 97%

Da quanto è emerso, il Golden Dome dovrebbe sfruttare una rete di centinaia di satelliti in orbita intorno alla Terra, anche grazie a una serie di sensori e intercettori sofisticati adatti a distruggere missili ostili in arrivo sul suolo americano, anche da Paesi come Iran o Corea del Nord. In concreto, una volta visualizzata la minaccia di un missile, il Golden Dome lo dovrebbe abbattere prima dell’ingresso nello spazio aereo americano grazie a un intercettore o a un laser; in alternativa, l’abbattimento avverrebbe più avanti lungo la traiettoria del vettore, con un sistema di difesa missilistica esistente, che ricorre a intercettori terrestri istallati in California e Alaska. Sotto il livello di intercettazione spaziale, il sistema difensivo avrà un altro livello, con sede negli Stati Uniti o in prossimità.

“Ho promesso al popolo americano che avrei costruito uno scudo di difesa missilistica all’avanguardia per proteggere la nostra patria dalla minaccia di attacchi missilistici stranieri” ha dichiarato Trump nei giorni scorsi, annunciando l’iniziativa. Secondo quanto anticipato dallo stesso tycoon, lo scudo avrebbe un’efficacia pari al 97%. Annunciato da Trump il 27 gennaio 2025 come priorità nazionale, dovrebbe essere operativo entro la fine del mandato, nel gennaio 2029.

La risposta Usa ai missili intercontinentali russi e ai droni cinesi

“Golden Dome” dovrebbe fermare non solo gli avanzatissimi missili intercontinentali prodotti in Russia ma anche i droni sempre più sofisticati realizzati in Cina, che ha appena dato vita al velivolo portadroni “Jiu Tian”, descritto dagli esperti militari come destinato a riscrivere le regole della guerra aerea.

“Sono lieto di annunciare” ha confermato Trump, “che abbiamo scelto l’architettura (del sistema di difesa, ndr). Una volta completato, il Golden Dome sarà in grado di intercettare missili anche se lanciati da altre parti del mondo e anche dallo spazio”. Il sistema, ha aggiunto ancora il capo della Casa Bianca, “implementerà tecnologie di nuova generazione su terra, mare e spazio, inclusi sensori e intercettori spaziali”. Per il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, lo scudo proteggerà “la patria da missili da crociera, missili balistici, missili ipersonici, droni, siano essi convenzionali o nucleari”.

Space X in prima fila per la realizzazione

Mettendo da parte screzi e dissapori (ma già da tempo li hanno superati), Trump e Musk sarebbero nuovamente accostati nella realizzazione del progetto del Golden Dome, dal momento che proprio SpaceX, una delle società del miliardario di origine sudafricana, sarebbe la favorita nell’implementazione dello scudo (costruirebbe 600 satelliti), insieme all’azienda di software Palantir e al produttore di droni Anduril, per costruirne i componenti chiave. Il progetto prevede infatti una costellazione di satelliti con sensori e intercettori per tracciare e distruggere i missili in volo, integrati a livello marino e terrestre coi centri di comando grazie a legami basati sull’intelligenza artificiale, per tempi di risposta rapidissimi.

Dovrebbero essere coinvolti anche la L3Harris Technologies, la Lockheed Martin e la RTX Corp, come potenziali appaltatori. L3 ha investito 150 milioni di dollari nella costruzione di un nuovo stabilimento a Fort Wayne, Indiana, dove vengono prodotti satelliti con sensori spaziali ipersonici e balistici. Essi fanno parte di un programma del Pentagono per rilevare e tracciare meglio le armi ipersoniche con sensori spaziali. Potrebbero essere adattati per il “Golden Dome”.

La similitudine con l’Iron Dome israeliano

Il Golden Dome Shield sarebbe in pratica una versione moderna e aggiornata dell’Iron Dome israeliano, di cui le IDF si servono per difendere Israele dai razzi lanciati negli anni da Hezbollah, e più recentemente dagli Houthi dello Yemen. Lo stesso Trump ha esplicitato questo riferimento, chiarendo che il Golden Dome trae ispirazione dell’Iron Dome. “Abbiamo aiutato Israele con il loro sistema ed ha avuto molto successo, ora disponiamo di una tecnologia ancora più avanzata” ha infatti dichiarato Trump. In un discorso tenuto davanti alle truppe americane, lo scorso 14 gennaio in Michigan, il capo della Casa Bianca, in una specie di siparietto, ha chiesto ai presenti quale nome fosse più indicato, se “Golden Dome” o “Iron Dome”.

Come funziona lo scudo delle forze di difesa israeliane

L’apparato israeliano è stato sviluppato dalla Rafael Advanced Defense Systems con il supporto proprio degli Stati Uniti ed è diventato operativo nel 2011. La sua peculiarità è che si basa su un sistema a corto raggio. Ogni unità, trainata da camion, spara missili a guida radar per distruggere minacce come razzi, mortai e droni a mezz’aria. L’apparato determina se un razzo punta a colpire un’area popolata; in caso contrario, la minaccia viene ignorata e lasciata cadere senza causare danni. Inizialmente, Iron Dome era stato pensato per fornire una copertura delle dimensioni di una media città contro razzi con gittata compresa tra 4 e 70 km ma questa capacità è stata successivamente ampliata.

La difesa antimissile israeliana tenta di intercettare missili balistici iraniani sopra il cielo di Tel Aviv, Israele, 17 giugno 25 (Ansa)

I sistemi di difesa aerea israeliani vengono attivati ​​per intercettare i missili iraniani sulla città israeliana di Tel Aviv nelle prime ore del 18 giugno 2025

I sistemi di difesa aerea israeliani vengono attivati ​​per intercettare i missili iraniani sulla città israeliana di Tel Aviv nelle prime ore del 18 giugno 2025 (Getty)

La Strategic Defense Initiative di Reagan

“Completeremo così il lavoro iniziato dal presidente Reagan 40 anni fa, ponendo fine per sempre alla minaccia missilistica contro il territorio americano” ha sostenuto Trump, riferendosi al programma “Star Wars”, ufficialmente noto come Strategic Defense Initiative (SDI), un progetto di ricerca proposto da Ronald Reagan nel 1983, in piena “distensione” avviata proprio dal presidente repubblicano con l’Unione Sovietica. Lo SDI era pensato per sviluppare un sistema di difesa missilistico spaziale per proteggere gli Stati Uniti da attacchi nucleari su larga scala. La proposta prevedeva diversi livelli tecnologici che avrebbero consentito agli Stati Uniti di identificare e distruggere automaticamente un alto numero di missili balistici in varie fasi (lancio, volo e avvicinamento). L’SDI fallì perché troppo costoso e ambizioso dal punto di vista tecnologico; era anche difficilmente testabile.

Ronald Reagan,Donald Trump Unesco

Ronald Reagan,Donald Trump Unesco (ansa)

Michael Guetlein

Michael Guetlein (Ansa)

Il capo del progetto e i dubbi di alcuni strateghi militari

A coordinare “Golden Dome”, il presidente Usa ha chiamato il generale Michael A. Guetlein, vicecapo delle operazioni della US Space Force. La Casa Bianca intende allargare anche allo spazio il raggio d’azione di uno scudo che, a differenza dell’Iron Dome, non ha l’obiettivo di salvaguardare località specifiche da vettori a medio raggio ma di difendere gli interi Stati Uniti da minacce più sofisticate e letali. In questo si legge il richiamo alla Strategic Defense Initiative di reaganiana memoria. 
E, come per lo SDI, anche per il Golden Dome – fin da subito – diversi analisti militari si sono detti scettici: i dubbi riguardano soprattutto la vastissima estensione del territorio da proteggere, come onerose sono le risorse mobilitate. Infatti, il sistema rischia di poter intercettare solo un limitato numero di missili intercontinentali. “Israele è piccolo, quindi è fattibile al 100% ammantarlo di radar e intercettori mobili e fissi” aveva spiegato alla Cnn una fonte interna al Pentagono. “Ma come è possibile farlo negli Stati Uniti? Non si può metterlo solo ai confini e sulla linea costiera perché i missili balistici intercontinentali possono rientrare nell’atmosfera sopra il Kansas” aveva chiarito la fonte. La Casa Bianca, nel post su X in cui parlava del progetto, ha specificato per il momento che, dopo la presentazione, “il Congresso deve approvare il disegno di legge e inviarlo poi al presidente”.

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