Storie Web sabato, Gennaio 17
È tempo di tartufo bianco: ecco qualche idea su dove mangiarlo valorizzato al meglio

A parte chi non lo ama, e sì, qualcuno c’è davvero, il mondo si divide tra chi considera il Tartufo Bianco una follia da gioielleria e chi invece è pronto a tutto pur di concedersi la celebre grattata di bianco sui tajarin, sulla carne cruda o persino sul dolce, perché per molti il profumo del tartufo segna l’arrivo dell’autunno più di ogni altra cosa.

Attenzione alla grattata: come racconta Carlo Caporicci di San Pietro al Pettine, specializzato nella raccolta e commercializzazione del tartufo, bisogna avere la giusta mano per usare la mandolina per tartufi, ovvero la grattugia dedicata. Infatti è importante che la fettina sia leggera e la fetta sottile, quasi trasparente (in modo che rilasci più possibile il profumo) e più ampia possibile, per accontentare anche l’occhio.

Buona annata e quotazioni stellari

La stagione 2025 è ufficialmente partita con la tradizionale Fiera Internazionale di Alba, arrivata alla 95 esima edizione, in programma fino all’8 dicembre. Il 9 novembre ci sarà la ormai consueta Asta Mondiale di beneficienza. La stagione si presenta molto buona: il clima ha fatto la sua parte con piogge ben distribuite e temperature ideali che lasciano spazio a una raccolta ricca e di qualità, dopo un 2024 segnato da alti e bassi e da un finale da dimenticare. Secondo Cia -Agricoltori Italiani il comparto “oggi vale oltre 500 milioni di euro”.

Sul fronte dei prezzi, nel complesso, la forbice rimane ampia, dai circa 100 euro al chilo del tartufo nero estivo fino ai 3-4mila del bianco pregiato, con oscillazioni che restano fisiologiche, ma con una sensazione diffusa di fiducia: quest’anno, dicono i trifolai, la terra ha parlato con il profumo giusto. Il mercato si muove con la consueta cautela, ma il tono è positivo: si parte mediamente dai 2.300 euro al chilo per i tartufi da 8 a 20 grammi, si sale a poco più di 3.200 per quelli di media pezzatura, si superano i 4mila per gli esemplari oltre i 50 grammi e si sfiorano i 5mila per le rarità da oltre 100 grammi, secondo i dati del sito “tartufo.com”.

Non solo Alba e turismo esperienziale

Ma il Tuber Magnum Pico, il nome tecnico del prezioso tartufo bianco, benché sia rinomato quello di Alba (famoso per essere dato come dono prezioso dai Savoia ai regnanti di tutta Europa) si trova anche in diverse regioni d’Italia. In Toscana, soprattutto nelle zone di San Miniato, Crete Senesi, Casentino e Mugello, dove la raccolta è regolata da consorzi e fiere locali di grande tradizione, tanto da aver generato la famosa Mostra Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato.
Nelle Marche, in particolare ad Acqualagna (provincia di Pesaro-Urbino), che insieme ad Alba è l’unico centro italiano con una fiera nazionale dedicata tutto l’anno.
In Emilia-Romagna, tra Bologna, Forlì e Parma, con produzioni importanti di bianco e nero pregiato. In Molise, tra Isernia e Campobasso, una delle aree più “silenziosamente” prolifiche d’Italia per il tartufo bianco. In Umbria, nelle valli del Tevere e del Nera, dove si alternano tartufo bianco e nero con ottima qualità. In Basilicata, soprattutto nel Vulture-Melfese, in Val d’Agri, nel Pollino e parte della Collina Materana, tanto da aver promosso la Fiera del Tartufo Lucano.

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