Due offerte sul piatto e una corsa contro il tempo per salvare l’azienda. Per la vertenza Tiscali, azienda di telecomunicazioni con sede a Cagliari, fondata negli anni 90 dall’imprenditore Renato Soru, inizia la seconda fase. Quella dell’affitto dei rami d’azienda. Il tempo per la presentazione di nuove istanze è scaduto il 30 aprile e sul tavolo ci sono due offerte.

Le offerte

«Per la parte consumer – fanno sapere dall’azienda -vale l’offerta di affitto e successivo acquisto del ramo B2C, ramo Web mail e marchi “Tiscali” e “Linkem” presentata da Canarbino il primo marzo 2026, perché al 30 aprile non sono arrivate altre offerte». Non solo: «Per la parte del ramo B2B di GO Internet (inclusa la partecipazione detenuta in X-Stream Srl) – fanno sapere ancora dall’azienda -; la Società ha ricevuto un’offerta irrevocabile da parte di un gruppo tecnologico italiano leader nella fornitura di infrastrutture cloud e servizi di hosting in Europa, per un corrispettivo complessivo pari a Euro 4.200.000».

I nodi da sciogliere

Intanto ci sono da sciogliere gli altri nodi. Il 15 maggio è fissata la riunione prevista dalla procedura relativa alla composizione negoziata della crisi. Il 25 maggio, invece, dovrebbe esserci (resta da confermare) riunione al Mimit per affrontare la vertenza.

Intanto il 30 aprile ha cessato le pubblicazione Tiscali news, il quotidiano online del gruppo. «Ora si andrà incontro a questi appuntamenti per cercare di trovare una soluzione – dice Antonello Marongiu della Cgil – l’obiettivo è comunque salvare l’azienda e il patrimonio di professionalità che si sono formate nel corso degli anni».

Le richieste di incontro

I sindacati, intanto, fanno sapere di aver avviato le richieste per le consultazioni. «Faremo sia una richiesta di incontro per un esame congiunto dello stato della vertenza all’azienda – dice Tonino Ortega, segretario generale della Uilfpc – e poi chiederemo un incontro alla Regione per capire come anche le istituzioni intendono muoversi». Anche perché, come sottolinea il sindacalista, dall’intera partita resterebbero esclusi circa 50 lavoratori. «A questo punto è necessario se per queste persone ci sarà la possibilità di un passaggio con Canarbino oppure no. Quello che noi vorremmo si evitasse è uno spezzatino. Per questo motivo solleciteremo la Regione, che aveva preso impegni formali, di adoperarsi per trovare una soluzione anche a questo problema».

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