Storie Web lunedì, Ottobre 12

Da sfida organizzativa a vantaggio competitivo. Perché calo demografico, allungamento della vita professionale e compresenza nelle imprese di persone con età, esperienze e aspettative, di vita e di carriera, differenti stanno modificando la composizione della forza lavoro e richiedono di ripensare modelli organizzativi, percorsi di sviluppo delle competenze e stili di leadership. Ma, chiariamolo subito, tutto ciò non è affatto un’altra “mina” sulla nostra spina dorsale manifatturiera. Tutt’altro. Avere infatti “più generazioni al lavoro” è oggi una delle questioni più strategiche per imprese e manager, e stanno fioccando, in giro per l’Italia, interventi mirati: dalle politiche di age management alle pratiche di active ageing, dalla valorizzazione delle popolazioni junior e senior agli strumenti per accompagnare le sempre più frequenti transizioni professionali.

Si tratta di sfide complesse, ma stimolanti, che hanno tutte un identico obiettivo: governare la pluralità generazionale trasformandola in leva di innovazione, crescita e competitività. E non mancano best practice, di tante aziende piccole e grandi già all’avanguardia su questo fronte (si veda altro servizio in pagina). Di tutto questo si parlerà mercoledì 7 ottobre, a Bologna, nella cornice di palazzo Pepoli, il museo della storia del capoluogo felsineo, in occasione della seconda tappa «Generazioni al lavoro» del roadshow «Cultura di Impresa 2026 – Valori che creano valore», promosso da 4.Manager in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Un ciclo di appuntamenti di alto valore sul territorio nazionale (il primo è andato in scena a Torino lo scorso 8 luglio, dedicato a sicurezza aziendale e AI) per approfondire il ruolo della cultura d’impresa come leva strategica per la crescita delle aziende e per lo sviluppo del Sistema Paese.

Nella tappa di Bologna (all’evento è possibile iscriversi utilizzando il seguente il link: 24oreventi.com/generazionialavoro) dialogheranno esperti del calibro di Paolo Sestito (Banca d’Italia), Elena Bonetti (presidente Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto), il giuslavorista Ciro Cafiero, l’economista Claudio Lucifora, assieme a imprese e manager (saranno presenti, tra gli altri, rappresentanti di Philipp Morris Italia, Essay Group, Fastweb+Vodafone). Si confronteranno su dati e buone pratiche per favorire la collaborazione tra persone di età diverse, attrarre, trattenere, trasferire competenze, ripensare ruoli e carriere.

Perché, ormai è chiaro a tutti, il valore non risiede nella semplice compresenza di più generazioni, ma nella capacità dell’impresa di trasformare differenze ed esperienze in apprendimento reciproco, continuità del sapere e sviluppo sostenibile. I saluti di apertura saranno effettuati da Tiziana Ferrari, direttore generale di Confindustria Emilia, Francesca Mazzolari, direttrice generale di 4.Manager e Paola Boromei, chief operating officer del Gruppo Il Sole 24 ORE.

I numeri del resto fotografano bene la questione. Secondo l’indagine del CsC sul lavoro 2026, che sarà presentata a dicembre, oggi i lavoratori under 30 rappresentano il 15,6% degli occupati, mentre gli over 60 costituiscono il 9,9%. L’81,2% delle imprese adotta almeno un intervento per attrarre, inserire o trattenere i giovani e il 77,1% mette in campo azioni per la gestione dei lavoratori più anziani. Mentoring e affiancamento intergenerazionale assumono un ruolo centrale per entrambe le fasce di età. Per i giovani leve di attraction e retention sono anche lavoro agile, iniziative di welfare, forme di flessibilità, premi. Per i senior si punta soprattutto a governare il passaggio generazionale e a preservare le competenze maturate in azienda. Sostituzione dopo il pensionamento e mentoring risultano molto più frequenti rispetto agli interventi di riqualificazione o di adattamento delle mansioni.

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